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Fedele Conti - Il suicidato di stato

Notizie / Area 51
Inviato da admin 22 Set 2011 - 06:21

Sono trascorsi esattamente cinque anni da quello sparo nella notte. Ammazzato un finanziare “speciale”, gia' in servizio nelle piazze bollenti di Catania, Napoli e Roma. Poi passato a Fondi, dove ha puntato i riflettori su cose che non doveva vedere.

Un giallo che piu' giallo non si puo'. Un pasticciaccio brutto, un mistero che pesa come un macigno, un dolore che per la fidanzata (si sarebbero sposati poche settimane dopo) e per i familiari non si placa, a cinque anni esatti dal quel tragico 26 settembre 2006. Ma per la magistratura tutto ok: caso chiuso, archiviato, una seconda pietra tombale e basta. Nessuna giustizia, nessuna pista investigativa percorsa con serieta': anzi, lo schiaffo di una robetta da poco, il “suicidio” di un debole di mente per “motivi passionali”. Morto due volte.
Si chiamava Fedele Conti. “Morto” con un colpo di pistola nella notte tra il 26 e il 27 settembre 2006 nella caserma della guardia di finanza a Fondi. Vi era arrivato da appena due mesi. Il tempo giusto per ficcare il naso dove non avrebbe dovuto. In affari sporchi, in business arcimilionari, come poi dimostreranno le successive inchieste della magistratura sulla connection politico-malavitose che ruotano intorno al comune di Fondi, miracolosamente “non sciolto” ma super infiltrato da mafie, 'ndranghete e camorre d'ogni sorta, tutte intorno al Grande MOF, ovvero il Mercato Ortofrutticolo di Fondi, uno dei piu' macroscopici esempi di riciclaggio spinto al Sud.

Il tempo giusto, quei due mesi di Conti al comando del gruppo delle fiamme gialle di Fondi, per capire i meccanismi, individuare i colletti bianchi, radiografare gli affari. E sentire puzza di bruciato. O che - come coloritamente descrivono in zona - «il pesce fete dalla capa». Guardacaso, infatti, una delle vicende clou finite sul tavolo di Conti riguardava un non meglio precisato “Holiday Village”, una delle della imprese turistico-immobiliari che proliferano in zona. Ma stavolta, a quanto pare, si trattava di un Village molto “speciale”.
Si', perche' i neo proprietari, Paolo Maio e la consorte, Soledad Esposito, possono contare su un grande amico, l'ex numero uno delle Fiamme gialle e oggi senatore Pdl, il generale Roberto Speciale. L'uomo delle “spigole d'oro”, trasbordate per una festicciola tra amici a bordo di un ATR 42, viaggetto costato alla casse dello Stato - in periodo di presunta austerity - la modica cifra di 30 mila euro.
Le indagini di Conti - secondo alcune fonti - non avrebbero riguardato esclusivamente i soliti fatti di abusivismo edilizio, del tutto “normali” in zona ed oltre; ma anche i reali rapporti tra Speciale e i soci ufficiali dell'Holiday Soledad Village; in piu', le coperture offerte - per tutte le operazioni - da altri ufficiali della Finanza. «Uno spaccato raccapricciante su affari sporchi e coperture istituzionali - c'e' chi racconta alla procura di Latina - tanto piu' inquietante perche' precede di svariati anni quanto sta emergendo in quesi ultimi mesi circa la guerra per bande all'interno della Finanza. Conti e' stato la vittima sacrificale, perche' aveva, forse per caso, scoperto cose troppo pesanti».
Ma ripercorriamo la “story” e vediamo anche da quali esperienze di lavoro proveniva Conti, visto che non pochi hanno parlato di uno sprovveduto, o uno poco esperto. Comincia, tanto per gradire, a Catania, un avamposto non proprio tranquillo, alle prese con lupare e riciclaggi. Passa poi a Napoli, dove si occupa dei piu' pericolosi clan in vena di lavare le montagne di danari derivanti dai traffici di cocaina lungo l'asse Napoli-Spagna (Canarie in primis): per la serie, i clan vincenti, l'Alleanza di Secondigliano, in affari con i Casalesi. Robe non da poco. Poi Conti passa a Roma e subito si trova ad indagare sui mattonari e i furbetti (o furboni) del quartierino: la Ricucci-Coppola-Statuto band, che ha svariati agganci, guarda caso, proprio con il Casertano. Quindi passa all'avamposto di Fondi, in fase di decollo, asse strategico degli affari “incrociati” delle cosche di mezzo Sud, crocevia e snodo fondamentale anche per la folgorante ascesa di tante carriere politiche, in primis quella di Claudio Fazzone, ex autista negli anni ottanta di Nicola Mancino (per anni vice presidente del Csm), poi folgorato sulla via di Forza Italia, dominus incontrastato dell'area pontina, epicentro Fondi.
Torniamo a quella tragica notte di cinque anni fa e ai successivi sviluppi. Uno sparo nella notte. Titola il Messaggero: «Capitano si spara per una delusione d'amore». E aggiunge: «la presenza di un biglietto chiarirebbe tutto», poi parla di un «quadro abbastanza chiaro»; anche se sul posto «sono subito giunti il procuratore della repubblica di Latina Giuseppe Mancini e il sostituto Marco Giancristofaro». Nell'articolo viene precisato che Conti era subentrato al tenente Filippo Santorelli appena un mese e mezzo prima, l'11 agosto.
Primo fatto inquietante. Chi ha udito lo sparo? A che ora? E quando e' scattato il primo allarme? Raccontano a mezza voce in procura: «Nasce gia' in quel momento il depistaggio. Secondo alcune prime verbalizzazioni, lo sparo e' nel cuore della notte. Ma niente si muove. Poi, la versione che diventa per cosi' dire ufficiale parla di un semplice rinvenimento del corpo nella stanza della caserma il mattino successivo. C'e' qualcosa che non quadra. E soprattutto il fatto che la caserma e' in un posto abbastanza isolato, quasi in mezza campagna, un luogo lontano dai rumori, dove lo sparo di una pistola lo sente chiunque, anche a un chilometro di distanza».
Nessun rumore dalla procura. Il silenzio piu' tombale. Alcune, vibrate voci si alzano invece dai familiari, gli amici, le associazioni antimafia della zona. Sentiamole. Prima fra tutte quella della fidanzata, che avrebbe dovuto sposare Fedele solo qualche settimana dopo. Una voce limpida, schietta, che testimonia la volonta' di vivere del capitano, pur fra alcune forti preoccupazioni che gli procurava il lavoro. La ragazza arriva addirittura ad inviare una missiva all'allora numero uno della Guardia di Finanza, il generale Speciale. «Cosi' come lei si chiede perche' 74 finanzieri in 10 anni si sono tolti la vita, anch'io da piu' di due mesi mi chiedo in ogni momento della giornata “perche'” Fedele Conti doveva morire cosi' a soli 44 anni in un momento molto felice della sua vita». E aggiunge: «Fedele era un uomo entusiasta della vita, aveva una famiglia splendida intorno a se', con me aveva programmato una vita a due, diceva di voler invecchiare insieme a me, appena una settimana prima stava a casa mia a prendere le misure di armadi e librerie per la nostra futura casa e di li' a poco ci sarebbe stato il matrimonio. Puo' una persona cosi' farsi fuori volontariamente?».
Poi quella di uno dei piu' cari amici, Arturo Gnesi, medico, ex consigliere comunale e ora sindaco di Pastena, il paesino da mille anime arroccato in prossimita' delle grotte, dove Conti era nato, aveva famiglia e tornava appena possibile. «Non era assolutamente depresso - dichiara Gnesi - era caso mai tremendamente disilluso, incazzato, si era imbattuto in una gigantesca matassa aggrovigliata che gli aveva fatto scrivere in un biglietto di trovarsi come incartato. Stava ristrutturando la casa di famiglia, dove voleva andare a vivere con la futura moglie, una dottoressa romana specializzata in cardiologia. Aveva parlato di una montagna di m... nella quale si era imbattuto. Forse quella che poi gli e' costata la vita».
Gnesi ed altri amici riuniti intorno all'Associazione Antonino Caponnetto, presieduta da Elvio Di Cesare e da anni impegnata nel denunciare l'invasione delle cosche nel Sud del Lazio e non solo, hanno osato affiggere a Pastena un manifesto, per chiedere «indagini piu' approfondite, verita' e giustizia». Pensate sia successo qualcosa? Una sollevazione popolare? La magistratura che batte un colpo? Niente di tutto questo. Anzi, oltre al danno la beffa: 620 euro di sanzione amministrativa «per aver effettuato l'affissione di uno striscione contenente la seguente scritta: “vogliamo la verita' sulla morte del capitano Fedele Conti”. In assenza della regolare autorizzazione».
Cosa e' poi successo dell'Holiday Village? Ecco una rapida cronistoria. Apre i battenti - ovviamente abusivo come tutto o quasi nel sud pontino affacciato sul mare - anni fa. Sigillato. Di-sigillato. Sequestrato. Dissequestrato. Storie di ordinaria mala-giustizia. Man mano, pero', l'area acquista valore, fino al top di circa 20 milioni di euro. Se ne interessa la procura di Latina, sostituto procuratore Giuseppe Miliano. Continua il valzer di sequestri e dissequestri. Le quote azionarie passano di mano, fino ai nuovi soci, il tandem Paolo Maio-Soledad Esposito, grandi amici dell'allora vertice delle Fiamme gialle Speciale. Poi si accendono (e dopo due mesi si spengono per forza maggiore) i riflettori di Conti, il quale fra l'altro - a pochi giorni dal suo arrivo - indaga sul primo, strano passaggio di quote nel Village: ossia da tale Nicola Conte alla stessa Soledad.
Dopo la “morte” del capitano, gli affari continuano. Solo qualche intoppo lungo il percorso, presto rimosso (indagini della procura, consueti ricorsi al Tar, ripresa a gonfie vele dell'attivita'). Si', perche' - secondo la solerte procura di Latina - tutto e' in regola, perfettamente sanato. Osserva Gnesi: «Il caso di abusivismo del Village e' stato archiviato su richiesta di Mancini perche' si sarebbero trovati dei documenti che permetterebbero di datare i lavori abusivi del complesso in modo da far prescrivere l'accusa per decorrenza dei termini».
E per la “strana” morte, il “suicidio” senza motivo del capitano pronto alle nozze? Stesso copione. Archiviato. Niet. Nessun lontano scenario che permetta la riapertura delle indagini. Nonostante la famiglia e la fidanzata ancora non si rassegnino: ma appaiono destinati a brancolare come un branco di disperati made in Sepulveda. Un bagliore dal nuovo vertice della procura insediato da circa un anno, Andrea De Gasperis? Nel suo curriculum troviamo una traccia: le prime (non) indagini sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Oggi - a 17 anni dalla tragica esecuzione di Mogadiscio - senza esecutori materiali e, soprattutto, senza mandanti.

Andrea Cinquegrani [1]



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