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Il quadro politico - Tutti a casa

www.lavocedellevoci.itLa situazione che vive l'Italia, pur nel declino irreversibile di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, e' drammatica per i cittadini che si trovano di fronte a una maggioranza che non governa e a una opposizione che non puo' governare, versando nel caos di una miriade di frammenti. Il premier, in preda all'incubo di processi per gravi delitti, accusa la giustizia di faziosita' in danno della sua parte politica. Dimenticando che il Tribunale di Milano ha inflitto condanne severe anche ad esponenti della sinistra. Il premier, abituato a dettare legge a ministri e sottosegretari, a parlamentari, a commis di stato e a direttori delle varie testate tv, non si rassegna alla indipendenza dei magistrati, che vorrebbe invece controllare, allo stesso modo con cui controlla sei televisioni. Il principale ostacolo alla sua smania di potere illimitato e' la Costituzione Repubblicana, sopravvissuta ad altri tirannelli, tra cui il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che ordino' l'assedio del Consiglio Superiore della Magistratura di cui contestava la legittimita'.

Intanto le recenti elezioni hanno dato un responso senza possibilita' di appello: una condanna netta della maggioranza e una sconfitta altrettanto chiara per l'opposizione. Tuttavia la sconfitta di Pdl e Lega e' dipesa non dallo spostamento di voti dalla destra verso la sinistra, ma dall'astensionismo di una parte degli elettori del centro destra. La differenza in meno e' stata di ben 250.000 elettori. Voti che pero' non sono andati al centro sinistra che, pur guadagnando in percentuale, e' riuscito a perdere migliaia di voti. Di rilevante c'e' un altro dato: le liste civiche complessivamente hanno raccolto l'11% dei voti. Nei dettagli, il Pdl perde 180.000 voti, passando dal 26,6% al 17,9. Mentre la Lega perde circa 180.000 voti, passando dal 21,5 al 15,4%. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Il Pd e' riuscito nell'impresa di perdere circa 30.000 voti, mentre l'Italia dei Valori ne ha persi ben 40.000. A sinistra ha guadagnato la Sel di Nichi Vendola, mentre la federazione della sinistra, con Paolo Ferrero e Cesare Salvi, e' riuscita a non guadagnare consensi, che invece sono andati a Beppe Grillo. Il premier, intanto, alla vigilia del ballottaggio, faceva sapere: «anche se perdo, il governo non cade. La crisi e' esclusa, resto finche' non riformo la Giustizia». Ma la Giustizia sara' la sua tomba, essendo in corso una lenta agonia. L'emorragia di consensi dalla destra e' inarrestabile, se si pensa che persino i cosiddetti “responsabili” hanno messo in crisi il Governo nelle ultime settimane. Le speranze di vittoria per Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris sono via via aumentate, anche per la presenza del premier nella lista di Letizia Moratti e del sostegno di Berlusconi a Gianni Lettieri, illetterato leader della destra napoletana. Certo, per il centro sinistra e' pericoloso andare alle elezioni politiche in questa situazione di frantumazione. Non esiste una alternativa seria e stabile all'attuale maggioranza. Al contrario di cio' che afferma sul Fatto Paolo Flores D'Arcais. Il quale, dopo aver dichiarato il suo sostegno a Massimo D'Alema al fine di sconfiggere Berlusconi, scrive che se i cittadini «sceglieranno per il rinnovamento democratico contro il maleodorante malaffare berlusconiano, si produrra' un clima di speranza e di passione civile». Non e' cosi': un'alleanza delle forze dell'opposizione appare utopia. Tuttavia l'impegno contro il presidente del consiglio deve essere totale e senza tregua, ma non per lasciare spazi, come vorrebbe Flores D'Arcais, a un ritorno di Massimo D'Alema, principale responsabile dell'avvento del premier e della mancata soluzione del conflitto di interessi.

MANDIAMOLI A CASA

L'obbiettivo da perseguire e' di mandare a casa anche i leader di questa sinistra che hanno avuto la straordinaria abilita' di subire una flessione di consensi anche di fronte alla debacle di Berlusconi e Bossi. Dovrebbero avere la dignita' di abbandonare il campo, evitandoci la nausea di rivederli alla ribalta della scena politica. Ricordiamo loro le parole di Gaetano Salvemini: «I partiti politici e i loro leader si giudicano in base al successo e all'insuccesso. Certo, il successo non deve essere l'unica norma di giudizio. Ma se il successo non deve essere norma di giudizio morale, l'insuccesso, specialmente se e' troppo grave, non puo' non essere norma di giudizio politico. I partiti politici sono fatti per vincere o per dare una speranza di una vittoria, sia pure lontana. Partiti che hanno subito disfatte strepitose, come quelle toccate ai partiti antifascisti italiani in questi ultimi anni, non possono pretendere la intangibilita' delle loro favole. E' ridicolo dopo quel po' po' di botte, di cui abbiamo la ricevuta, trovarci tra i piedi della brava gente che non ha imparato nulla, che non ha mutato nulla e che ci ricanta che non c'e' nulla da imparare, non c'e' nulla da mutare e c'e' solamente da ricominciare da capo e biascicare le vecchie giacultarorie e riprendere le vecchie lotte».

OLIGARCHIE DI SINISTRA

Le ripetute sconfitte di questa opposizione ci hanno regalato un Silvio Berlusconi per quindici anni. E se quei leader si ostinano a restare, si ripetera' il rischio di un perpetuarsi del regime, per assenza di una prospettiva di ricambio. I leader di centro sinistra non credono nella capacita' di sconfiggre l'attuale maggioranza, se e' vero che lo stesso Pierluigi Bersani, mesi fa, auspicava un governo guidato da Giulio Tremonti e, sotto sotto, ancora oggi spera la stessa cosa. Intanto Eugenio Scalfari, dopo averci propinato “Scuote l'anima mia Eros”, un altro libro soporifero - nonostante gli elogi immeritati dei vari Fabio Fazio e Serena Dandini, al servizio dell'oligarchia di sinistra - ci fa sapere in un'oscura intervista che dobbiamo tenerci questa opposizione. Ma riconosce che il governo di centro sinistra sbaglio' gravemente a non approvare una legge sul conflitto di interessi. E alla sagace giornalista del Fatto che gli contesta come questa inerzia del Pd «non sia un dettaglio», replica che «Bersani ha pubblicamente riconosciuto l'errore». Poi critica: «il Fatto somiglia al Corriere perche' cerca continuamente le crepe (sic) nel Pd». Insomma Scalfari, gran navigatore nel mare procelloso della politica, per anni estimatore di Ciriaco De Mita, ci dice che il Pd e i suoi leader attuali vanno sostenuti a tempo indeterminato. E su Repubblica del 29 maggio critica gli osservatori politici che hanno messo sullo stesso piano la destra e la sinistra, «eguali i difetti, eguale l'impotenza, eguali le responsabilita'», quadro che definisce completamente sbagliato. C'e' da essere seriamente preoccupati di questo auspicio: ogni volta che Scalfari e Repubblica hanno sostenuto il Pd e i vari D'Alema e soci, e' giunta inesorabile la vittoria del premier. «Ahi Serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province ma bordello».

BASTA APPLICARE LA LEGGE

La verita' e' che ancora una volta un regime cade non per l'azione dell'opposizione, ma per merito dei magistrati. I quali non sono al servizio di alcuna parte politica, ne' contro alcuna forza politica, ma applicano rigorosamente il principio dell'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, senza privilegi e immunita' per i governanti, come avviene in tutte le democrazie del mondo. In altre parole, la caduta della maggioranza non si fonda sulla speranza dei cittadini in un'alternativa credibile. Ma e' il frutto dell'azione doverosa dei pubblici ministeri nell'applicazione della legge. Per altri versi, il declino del regime e' dovuto al disagio di alcuni politici di centro destra per la condotta del premier. La lettera di dimissioni della Lib-dem Daniela Melchiorre, sottosegretario allo sviluppo economico, e' emblematica. Melchiorre dichiara che «si e' superata la misura, non e' francamente accettabile che si giunga alle volgarita' dei giorni passati, alla delegittimazione dei magistrati in un vertice internazionale, che vengono definiti cancro da estirpare». La domanda che vorrei porre alla sottosegretaria Melchiorre e agli altri che si accingono ad abbandonare la nave che affonda e': non era stata gia' superata ampiamente la misura da un uomo che colludeva con mafiosi assassini, come Vittorio Mangano, che riciclava milioni di euro sottraendoli al fisco, che induceva alla prostituzione donne in condizioni di bisogno, mandava al Parlamento novelle cortigiane di null'altro meritevoli che di avere elargito i propri favori sessuali al premier? C'era bisogno della squallida e penosa sceneggiata del G8 per lasciare un partito-persona in cui non esiste alcuna parvenza di democrazia? Si va inevitabilmente, dunque, verso le elezioni politiche, con prospettive incerte per carenza di un'alternativa in grado di governare. Il premier resiste e usera' ogni mezzo per restare al potere fino alla fine della legislatura, bloccando ogni altra soluzione. Nel frattempo i problemi dei giovani, nostra grande risorsa da valorizzare, si aggravano, e dilaga la corruzione. Fino a quando il premier avra' la maggioranza in Parlamento ha diritto di governare, benche' la gran parte del Paese gli sia ormai contraria. E non lo salveranno i ministeri da trasferire, ne' le apparizioni televisive. Nel frattempo si prepara a una impossibile riforma della giustizia giovandosi del formidabile aiuto delle tv pubbliche e private lasciategli da D'Alema; ricatta i parlamentari della maggioranza, non liberi di decidere secondo l'interesse generale, e cerca di corromperne altri con la promessa di ricandidatura, che certamente non potra' mantenere. Ancora una volta fa affidamento sulla memoria corta degli italiani. In questa situazione di grave crisi politica, lo smemorato Pierluigi Bersani non ha saputo fare altro che proporre a Bossi un patto per il federalismo, in cambio della testa di Berlusconi. In una intervista alla Padania, il leader del Pd vanto' la riforma dell'articolo 119 della Costituzione che riconosce autonomia finanziaria a Comuni, Province e Regioni. Ma dimenticava il disastro della riforma dell'articolo 117 con la legislazione concorrente in materie cruciali come istruzione, tutela della salute e lavoro. L'opposizione e' piu' che mai divisa, priva di uomini nuovi e di programmi seri in materia di lavoro, di scuola, di progetti a favore dei giovani, di tutela dell'ambiente e di parita' tra uomini e donne nella cariche elettive. E dunque la preoccupazione e' grande per il dopo premier. C'e' il deserto di prospettive politiche, se si eccettua il movimento delle donne. Proprio nell'inerzia dell'opposizione e' auspicabile la mobilitazione di milioni di cittadini per un rinnovamento del ceto politico a 360 gradi, che sarebbe un segnale concreto di riscossa del Paese. Deve essere rilanciata la battaglia delle donne italiane, ancora emarginate dalla politica e discriminate sul lavoro. Esse potranno dare la spallata finale all'irriducibile presidente del consiglio. Ci auguriamo che la prognosi del New York Times si avveri, quando pronunzia il de profundis del premier che «combatte nell'arena mediatica quella che potrebbe essere la sua ultima battaglia politica».

Ferdinando Imposimato

Inviato da : admin, 11 Lug 2011,  Stampa la notizia: Il quadro politico - Tutti a casa Share/Save/Bookmark

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