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Malattie non diagnosticate e guerra radioattiva - Parte I La sperimentazione e l'uso della bomba atomica, e in seguito le munizioni e le blindature all'uranio impoverito per i mezzi corazzati, hanno reso radioattivi i siti degli esperimenti e i teatri delle operazioni belliche. Nuove malattie hanno colpito tanto i soldati dell'Alleanza Atlantica, che hanno maneggiato queste armi, quanto i loro nemici, e comunque le popolazioni civili. Dopo molto tempo dal raggiungimento della pace, le radiazioni continuano a contaminare coloro che vi sono esposti. Benché i governi "occidentali" abbiano deliberatamente ostacolato, per quanto nelle loro possibilità, la ricerca medica e clinica su questa materia, è stata raccolta nel corso degli anni una documentazione abbondante. Con questo documento viene pubblicata una sintesi in cui Asaf Durakovic traccia il bilancio delle conoscenze attuali su questa catastrofe sanitaria. Oramai, le modalità con cui i paesi della Nato conducono le guerre diventano la causa della morte dei loro stessi cittadini in tempo di pace.Una contaminazione interna dovuta agli isotopi dell’Uranio Depleto (DU) è stata rilevata in ex combattenti britannici, canadesi e statunitensi della Guerra del Golfo, ancora dopo nove anni dall’essere stati esposti all’azione di polveri sottili radioattive durante la prima Guerra del Golfo. Isotopi del DU sono stati parimenti osservati nei campioni autoptici di polmoni, fegato, reni ed ossa prelevati su veterani canadesi. In campioni di terreno, prelevati in Kosovo, si sono trovate centinaia di frammenti radioattivi del diametro inferiore ai 5 mm del peso di qualche milligrammo. La prima Guerra del Golfo ha lasciato in eredità nell’ambiente 350 tonnellate di DU e nell’atmosfera dai 3 ai 6 milioni di grammi di aerosol a base DU. Le conseguenze, definite come “sindrome della Guerra del Golfo”, consistono in disfunzioni complesse multi-organiche, progressive ed invalidanti: stanchezza invalidante, dolori muscolo-scheletrici e alle articolazioni, mal di testa, scompensi neuro-psichiatrici, cambiamenti di umore, confusione mentale, problemi di ordine visivo, disturbi del comportamento, perdita di memoria, linfo-adenopatie, deficienze respiratorie, impotenza e alterazioni morfologiche e funzionali del sistema urogenitale. Quello che si conosce attualmente sulle cause della sindrome è completamente insufficiente. Dopo l’Operazione Anaconda condotta in Afghanistan (2002), una nostra squadra ha esaminato le popolazioni nelle regioni di Jalalabad, Spin Gar, Tora Bora e Kabul, e ha potuto constatare che i civili presentavano dei sintomi paragonabili a quelli della sindrome della Guerra del Golfo. Sono stati prelevati campioni di urina raccolta nelle 24 ore su 8 soggetti sintomatici, scelti secondo i seguenti criteri: 1. I sintomi erano iniziati subito dopo lo sganciamento di bombe. 2. I soggetti erano presenti nella regione bombardata. 3. Manifestazioni cliniche. Altri prelievi sono stati eseguiti su un gruppo campione di abitanti asintomatici di regioni non bombardate. Sono stati esaminati tutti i prelievi rispetto alla concentrazione e al rapporto di quattro isotopi dell’Uranio,U234, U235, U236 e U238. Per queste analisi, è stato utilizzato uno spettrometro di massa multicollettore a sorgente di ionizzazione plasmatica ad accoppiamento induttivo. I primi risultati della provincia di Jalalabad hanno dimostrato che l’eliminazione di uranio totale attraverso l’urina era significativamente più importante in tutti quei soggetti esposti che non nella popolazione non esposta. L’analisi dei rapporti isotopici ha rivelato la presenza di uranio non impoverito. Lo studio sui prelievi effettuati nel 2002, relativi ai distretti di Tora Bora, Yaka Toot, Lal Mal, Makam Khan Farm, Arda Farm, Bibi Mahre, Poli Cherki e all’aeroporto di Kabul, ha evidenziato nelle urine concentrazioni di uranio 200 volte più alte rispetto a quelle della popolazione campione asintomatica. I tassi di uranio nei campioni di terreno di siti bombardati sono da due a tre volte più elevati dei valori limite mondiali, di concentrazione da 2 a 3 mg/kg e le concentrazioni nelle acque sono superiori in modo significativo rispetto ai tassi massimi tollerabili fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Queste prove sempre più numerose rendono prioritaria la questione della prevenzione e della risposta alla contaminazione da DU. «Nulla ci può proteggere da questa forza basilare dell’universo». Albert Einstein La realtà della guerra termonucleare si riassume al meglio attraverso l’affermazione di Albert Einstein secondo la quale questa energia basta per fare esplodere la Terra.[Nota 1: Einstein «A. Energy, enough to cleave the Earth». Bioscience 1947 ; 35:584–5.]. Il campo di battaglia nucleare non si limita più ad un paese o ad un continente, oltrepassa di molto le frontiere politiche e geografiche e rende ciascuna regione una grande zona di guerra. Se avvenisse un conflitto nucleare strategico, che vedesse l’impiego di un arsenale da diecimila megatoni, immediatamente morirebbero un miliardo di persone per la combinazione di ferite direttamente provocate da esplosioni, calore, radiazioni, un altro miliardo soccomberebbe per le malattie provocate dall’esposizione alle radiazioni [Nota 2: Ehrlich PR, Harte J, Harwell MA, Raven PH, Sagan C, Woodwell GM et al.. «Long term biolo gical consequences of nuclear war». Science 1983 ; 222:1293–300.], e i sopravvissuti dovrebbero vivere in un ambiente esposto alle piogge radioattive che sarebbero la causa di effetti somatici e genetici dalle conseguenze probabilmente irreversibili per la biosfera La corsa agli armamenti nucleariIl primo esperimento di una bomba atomica, denominato Trinity, ha avuto luogo il 16 luglio 1945 ad Alamogordo, nei dintorni di Los Alamos, in Nuovo Messico (Stati Uniti). In un milionesimo di secondo, il calore della prima bomba atomica aveva prodotto molti milioni di gradi centigradi, e questa bomba sprigionava più di 400 isotopi radioattivi e una grande energia di legame, la cui pressione era di molte migliaia di tonnellate per centimetro quadrato. Durante una frazione di secondo, il nocciolo della bomba risultava undici volte più caldo della superficie solare. L’altezza della palla di fuoco raggiungeva centinaia di metri, e il nucleo della bomba, miscelato con atomi di ossigeno ed azoto, risultava intensamente brillante al momento dell’esplosione. In un secondo, la terra vaporizzata si era trasformata in un fungo atomico dell’altezza di 3000m. A 150 miglia di distanza, in Arizona, i viaggiatori dell’Union Pacific Railway potevano vedere la palla di fuoco. Questi testimoni fornivano differenti interpretazioni del fenomeno, alcuni descrivevano i suoi effetti come quelli derivati dalla caduta di un bombardiere, altri come un incendio dell’atmosfera o l’arrivo di un meteorite. Alcuni testimoni abitanti di Gallup, città situata a 235 miglia a nord dal punto dell’esplosione, avevano pensato di assistere all’esplosione di un deposito di munizioni dell’esercito. [Nota 3: Lawrence WL. Men and atoms. New York (NY): Simon and Shuster ; 1959.]. 20 giorni dopo l’esperimento Trinity, il 6 agosto del 1945, alle ore 8 e 15 minuti, una bomba atomica veniva sganciata su Hiroshima. La bomba esplodeva a circa 633 metri sopra la città, oscurava il sole, causava la morte di 130.000 persone, procurava 80.000 invalidi e rendeva inferme 90.000 persone a causa delle conseguenti piogge radioattive. Nel giro di qualche ora, cadeva una pioggia nera, ceneri biancastre ricoprivano l’epicentro e procuravano ustioni alla pelle. La maggior parte delle vittime della prima ora erano morte per l’azione combinata del calore, della pressione e delle radiazioni. Praticamente, Hiroshima era stata rasa al suolo. [Nota 4: Miller RL. Under the cloud: the decades of nuclear testing. New York (NY): Free Press (Division of McMillan Inc.) ; 1986.]. Terrorismo nucleare e radiologicoDopo l’ 11 settembre 2001, ha destato sempre più l’attenzione la possibilità di attacchi terroristici nucleari e radiologici. Prima della catastrofe di New York, tali eventualità erano piuttosto trascurate. Comunque, non esisteva alcuna formazione relativa alle cure da apportare alle vittime di catastrofi nucleari o radiologiche, o veniva effettuata solo sporadicamente, perfino dalle istituzioni governative incaricate di preservare in efficienza le potenzialità di risposta reattiva. I miglioramenti da parte dei paesi nella preparazione opportuna a far fronte agli effetti acuti e cronici delle radiazioni, alla contaminazione ambientale, all’impatto psicologico e sociale e alle conseguenze economiche di un attacco terroristico nucleare sono risultati nuovamente come priorità delle nazioni industriali [Nota 10: Lubenau JO, Strom DJ. «Safety and security of radiation sources in the aftermath of 11 September 2001». Health Phys 2002 ; 83:155–64.]. Alcuni hanno preconizzato la dottrina di Clausewitz, secondo cui conveniva dare alle forze armate il compito di prevenire gli attacchi dei nemici esterni o di respingerli e quello di attaccare altri paesi, se questo veniva ritenuto nell’interesse internazionale [Nota 11: Bredow MW, Kuemmel G. The military and the challenges of global security. Strausberg: Sozialwissenschaftliches Institut der Bundeswehr ; 1999.]. I danni cronici prodotti dalle radiazioni sono stati riconsiderati alla luce delle possibili conseguenze su masse di vittime del terrorismo nucleare. Infatti, la preparazione a far fronte ad incidenti e ad attacchi nucleari deve prendere anche in considerazione le conseguenze psicologiche, in ragione del fatto ben fondato che, in uno scenario di terrorismo nucleare, per ciascuna vittima diretta si avrebbero 500 persone soggette a disturbi psicologici e a turbe psicosomatiche, cosa che produrrebbe difficoltà serie di distinguere le vittime effettivamente contaminate [Nota 12: Salter CA. «Psychological effects of nuclear and radiological warfare». Mil Med 2001 ; 166 (12 Suppl): 17–8.]. Benché siano stati già presi in esame interventi medicamentosi idonei alla protezione contro le radiazioni, i professionisti della salute dovrebbero essere coscienti dei precedenti deplorevoli insuccessi nell’ambito dei mezzi di protezione contro le radiazioni. Attualmente, si sta studiando il fenomeno per cui, sotto gli effetti delle radiazioni, le cellule vascolari e parenchimali si rigenerano, invece di denaturarsi, questo allo scopo di sviluppare dei meccanismi tendenti a modificare la risposta dell’organismo, in parallelo ad altre strategie terapeutiche come i corticosteroidi, gli inibitori dell’enzima di conversione, la pentossifillina e la superossido dismutasi [Nota 13: Moulder JE. «Pharmacological intervention to prevent or ameliorate chronic radiation injuries». Semin Radiat Oncol 2003 ; 13:73–84.]. Nel trattamento delle lesioni patologiche derivate dalle radiazioni atomiche, si è passati dalle conseguenze ingestibili di un conflitto nucleare strategico ai mezzi per far fronte ad un grande numero di vittime. Questa risposta deve delinearsi attraverso sforzi interdisciplinari. Immediatamente è necessario esercitare grossi sforzi per sviluppare concetti di gestione clinica delle vittime delle radiazioni. [Nota 14: Hogan DE, Kellison T. «Nuclear terrorism». Am J Med Sci 2002 ; 323:341–9.]. Nel contempo, la ricerca deve continuare ad impegnarsi per comprendere e trattare la contaminazione da parte di radionuclidi, gli effetti radiotossici, la demolizione dei legami chimici, i radicali liberi, i danni al DNA cellulare e al sistema enzimatico. [Nota 15: Hyams KC, Murphy FM, Wessely S. «Responding to chemical, biological, or nuclear terrorism: the indirect and long-term health effects may present the greatest challenge». J Health Polit Policy Law 2002 ; 27:273–91.]. Gli impegni multidisciplinari devono comprendere la pianificazione, la distinzione delle lesioni, la decontaminazione, la terapia di chelazione e la gestione tradizionale dei sintomi dei pazienti. In considerazione delle costrizioni finanziarie e della carenza pressochè totale di formazione e di conoscenze tecniche, un eventuale attacco terroristico costituisce una seria sfida [Nota 16: Pierard GE. «La guerre et la médecine d’une culture de paix. 4. Synopsis des armes nucléaires». Rev Méd Liège 2002 ; 57:107–12.]. Non si sono ancora digeriti in modo adeguato gli insegnamenti della prima Guerra del Golfo e dei conflitti nei Balcani per essere preparati ad avere cura efficace delle vittime delle radiazioni [Nota 17: Ponce de Leon-Rosales S, Lazcano-Ponce E, Rangel- Frausto MS, Sosa-Lozano LA, Huerta-Jimenez MA. «Bioterrorism: notes for an agenda in case of the unexpected» [Nota en espagnol]. Salud Publica Mex 2001 ; 43:589–603.]. Un attacco terroristico improvviso necessita di una risposta valida da parte del sistema sanitario. Ora, la maggior parte dei paesi probabili bersagli di un attacco terroristico non dispongono quasi mai della logistica necessaria, soprattutto nelle grandi città, e gli stanziamenti delle risorse finanziarie avrebbero bisogno di revisioni delle priorità, tali da consentire di affrontare in modo opportuno le conseguenze per la società. Guerra radiologicaÈ nel maggio 1991, che per la prima volta, nel Golfo Persico, sono state impiegate armi radiologiche. Queste hanno inaugurato un nuovo scenario di guerra CBRN (chimica, biologica, radiologica e nucleare). Non è nuovo il ricorso ad armamenti che colpiscono tanto i soldati quanto i civili. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti temevano seriamente che i Giapponesi avrebbero sganciato sul territorio statunitense migliaia di palloni riempiti d’uranio e ne avrebbero contaminato le loro megalopoli [Nota 21: Durakovic A. «On depleted uranium: Gulf War and Balkan syndrome». Croat Med J 2001 ; 42:130–4.]. All’epoca della Prima Guerra del Golfo, le munizioni all’Uranio Depleto (DU) hanno diffuso nell’atmosfera milioni di grammi di polveri radioattive [Nota 22: Ford JL. «Radiological dispersal devices. Assess ing the transnational threat». Springfi eld (VA): US National Defense University, Institute for National Strategic Studies ; 1998 March. Occasional paper Nr. 136.]. Le conseguenze per la salute e per l’ambiente rimangono controverse e le discussione va ben oltre il quadro della comunità scientifica. Comunque, numerosi studi recenti sono stati conformi alle prove scientifiche appurate da lungo tempo sulla tossicità somatica e genetica dell’uranio [Nota 23: Arfsten DP, Still KR, Ritchie GD. «A review of the effects of uranium and depleted uranium exposure on reproduction and fetal development». Toxicol Ind Health 2001 ; 17:180–91.] [Nota 24: L’Azou B, Henge-Napoli MH, Minaro L, Mirto H, Barrouillet MP, Cambar J. «Effects of cadmium and uranium on some in vitro renal targets». Cell Biol Toxicol 2002 ; 18:329–40.] [Nota 25: Kalinich JF, Ramakrishnan N, Villa V, McClain DE. «Depleted uranium-uranyl chloride induces apoptosis in mouse J774 macrophages». Toxicology 2002 ; 179:105–14.]. Dalla comparizione di Galileo davanti all’Inquisizione alle ricerche sull’uranioAttualmente, la libertà della scienza indipendente non è molto differente da ciò che era nel passato. Quello che vivono gli uomini di scienza attualmente fa pensare al processo di Galileo istruito dall’Inquisizione nel 1610. La controversia riguardante i risultati degli studi del Dr. Ernest Sternglass, relativi ai tassi di mortalità infantile e giovanile nello Stato di New York influenzati dai test atomici e dalle ricadute radioattive, ha troncato la sua carriera universitaria e scientifica. Quando il suo articolo classico [Nota 38: Sternglass EJ. «Infant mortality and nuclear tests». Bull At Sci 1969 ; 25:26–8.] sulle morti di bambini dovute alle conseguenze delle radiazioni è apparso nel 1969 nel Bulletin of Atomic Scientists, il capo-redattore della rivista gli confidava che Washington aveva esercitato pressioni affinché non venisse pubblicato. L’eminente fisico Freeman Dyson, come lettore, scriveva in una lettera indirizzata alla stessa rivista: «Se le cifre avanzate da Sternglass sono giuste, ed io credo che lo siano, questo è un ottimo argomento contro la difesa antimissili.» Sternglass riteneva che la morte dei bambini era dovuta allo stronzio contenuto nelle piogge radioattive. Quando la valutazione di circa 400.000 morti fu presentata al Dr. John Gofman, direttore sanitario del Lawrence Livermore National Laboratory, costui rivalutava il rapporto. Avendo corretto certe cifre, concludeva che, anche utilizzando un modello stocastico, le direttive riguardanti il rischio per unità di radiazione erano 20 volte troppo elevate per essere credibili. Ugualmente arrivava alla conclusione che il rischio era più importante nel caso di dosi di radiazioni deboli che nel caso di dosi elevate. Aggiungeva che i decessi per tumori provocati dai test nucleari e dalle piogge radioattive superavano i 30.000 all’anno. Il suo rapporto fu rimesso alla Commissione sui Test Nucleari nel Sottosuolo presieduta dal senatore E. Muskie, che lo trasmetteva al Presidente della Commissione Congiunta per l’Energia Nucleare, il senatore C. Holifield. Quest’ultimo convocava Gofman a Washington e apertamente lo minacciava. Nel 1973, vittima della sua integrità ed onestà, Gofman perdeva il suo incarico nel suo laboratorio. La Commissione per l’Energia Atomica veniva sciolta nel 1974 [Nota 39: Durakovic «A. Medical effects of internal contamination with uranium». Croat Med J 1999 ; 40:49–66.]. ![]() Riesame della tossicità dell’uranioI rischi letali per l’ambiente e la salute degli esseri viventi presentati dagli isotopi dell’uranio sono stati precisati nel corso di un secolo di ricerche. Tuttavia, gli specialisti della sanità sono poco preparati in materia di radio-tossicità di base e di tossicologia chimica degli isotopi dell’uranio [Nota 40: Skorga P, Persell DJ, Arangie P, Gilbert-Palmer D, Winters R, Stokes EN, et al. «Caring for victims of nuclear and radiological terrorism». Nurse Pract 2003 ; 28:24–41.]. Le recenti analisi degli effetti potenziali sulla salute dovuti alla dispersione di materiali radioattivi (RDD) si fondano essenzialmente sui dati concernenti i sopravvissuti giapponesi alle bombe atomiche, i test nucleari e le ricerche di laboratorio. La letteratura specializzata, in particolare quella che tratta delle ricerche di questi ultimi cinque anni, abbonda di dati ottenuti da lavori interdisciplinari sugli effetti degli attinidi e degli isotopi dell’uranio. La conferma dei casi di cancro alla tiroide [Nota 41: Little MP. «The proportion of thyroid cancers in the Japanese atomic bomb survivors associated with natural background radiation». J Radiol Prot 2002 ; 22:279–91.], di carcinoma epatocellulare [Nota 42: Sharp GB, Mizuno T, Cologne JB, Fukuhara T, Fujiwara S, Tokuoka S, et al. «Hepatocellular carcinoma among atomic bomb survivors: signifi cant interaction of radiation with hepatitis C virus infections». Int J Cancer 2003 ; 103:531–7.], di leucemia [Nota 43: Leenhouts HP, Brugmans MJ, Bijwaard H. «The implications of re-analysing radiation-induced leukaemia in atomic bomb survivors: risks for acute and chronic exposures are different». J Radiol Prot 2002 ; 22:A163–7.] e dei rischi che rappresenta l'esposizione acuta o cronica all’uranio [Nota 44: Fujikawa Y, Shizuma K, Endo S, Fukui M. «Anomalous 235U/238U ratios and metal elements detected in the black rain from the Hiroshima A-bomb». Health Phys 2003 ; 84:155–62.] ha messo in luce l’importanza delle conseguenze somatiche e genetiche della contaminazione tramite gli isotopi dell’uranio. La loro correlazione con i test in atmosfera delle armi nucleari è stata confermata ancora una volta nei recenti rapporti sui tassi di attinidi presenti nei mammiferi marini del Pacifico Settentrionale, che sono nettamente associati ad anni di test atomici e di piogge radioattive [Nota 45: Baskaran M, Hong GH, Dayton S, Bodkin JL, Kelley JJ. «Temporal variations of natural and anthropogenic radionuclides in sea otter skull tissue in the North Pacific Ocean». J Environ Radioact 2003 ; 64:1–18.]. Il riesame degli studi sui sopravvissuti di Hiroshima e di Nagasaki evidenzia non solamente l’impatto fisico, ma anche l’effetto psicologico che esercitano le armi atomiche sulle persone presenti in quelle città al momento dell’esplosione: disturbi psichiatrici, stati d’ansia, somatizzazione dei sintomi [Nota 46: Yamada M, Izumi S. «Psychiatric sequelae in atomic bomb survivors in Hiroshima and Nagasaki two decades after the explosions. Soc Psychiatry Psychiatr Epidemiol 2002 ; 37:409–15.]. Questo riesame indica con chiarezza che esistono effetti psicologici a lungo termine, che bisogna prendere in considerazione nel momento in cui si stanno preparando futuri conflitti. ...segue
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