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Malattie non diagnosticate e guerra radioattiva - Parte I

Enfants victimes de mutations dues à l'utilisation militaire, par les forces de l'OTAN, d'uranium appauvriLa sperimentazione e l'uso della bomba atomica, e in seguito le munizioni e le blindature all'uranio impoverito per i mezzi corazzati, hanno reso radioattivi i siti degli esperimenti e i teatri delle operazioni belliche. Nuove malattie hanno colpito tanto i soldati dell'Alleanza Atlantica, che hanno maneggiato queste armi, quanto i loro nemici, e comunque le popolazioni civili. Dopo molto tempo dal raggiungimento della pace, le radiazioni continuano a contaminare coloro che vi sono esposti. Benché i governi "occidentali" abbiano deliberatamente ostacolato, per quanto nelle loro possibilità, la ricerca medica e clinica su questa materia, è stata raccolta nel corso degli anni una documentazione abbondante. Con questo documento viene pubblicata una sintesi in cui Asaf Durakovic traccia il bilancio delle conoscenze attuali su questa catastrofe sanitaria. Oramai, le modalità con cui i paesi della Nato conducono le guerre diventano la causa della morte dei loro stessi cittadini in tempo di pace.

Una contaminazione interna dovuta agli isotopi dell’Uranio Depleto (DU) è stata rilevata in ex combattenti britannici, canadesi e statunitensi della Guerra del Golfo, ancora dopo nove anni dall’essere stati esposti all’azione di polveri sottili radioattive durante la prima Guerra del Golfo. Isotopi del DU sono stati parimenti osservati nei campioni autoptici di polmoni, fegato, reni ed ossa prelevati su veterani canadesi. In campioni di terreno, prelevati in Kosovo, si sono trovate centinaia di frammenti radioattivi del diametro inferiore ai 5 mm del peso di qualche milligrammo. La prima Guerra del Golfo ha lasciato in eredità nell’ambiente 350 tonnellate di DU e nell’atmosfera dai 3 ai 6 milioni di grammi di aerosol a base DU. Le conseguenze, definite come “sindrome della Guerra del Golfo”, consistono in disfunzioni complesse multi-organiche, progressive ed invalidanti: stanchezza invalidante, dolori muscolo-scheletrici e alle articolazioni, mal di testa, scompensi neuro-psichiatrici, cambiamenti di umore, confusione mentale, problemi di ordine visivo, disturbi del comportamento, perdita di memoria, linfo-adenopatie, deficienze respiratorie, impotenza e alterazioni morfologiche e funzionali del sistema urogenitale. Quello che si conosce attualmente sulle cause della sindrome è completamente insufficiente. Dopo l’Operazione Anaconda condotta in Afghanistan (2002), una nostra squadra ha esaminato le popolazioni nelle regioni di Jalalabad, Spin Gar, Tora Bora e Kabul, e ha potuto constatare che i civili presentavano dei sintomi paragonabili a quelli della sindrome della Guerra del Golfo. Sono stati prelevati campioni di urina raccolta nelle 24 ore su 8 soggetti sintomatici, scelti secondo i seguenti criteri:

1. I sintomi erano iniziati subito dopo lo sganciamento di bombe.

2. I soggetti erano presenti nella regione bombardata.

3. Manifestazioni cliniche.

Altri prelievi sono stati eseguiti su un gruppo campione di abitanti asintomatici di regioni non bombardate. Sono stati esaminati tutti i prelievi rispetto alla concentrazione e al rapporto di quattro isotopi dell’Uranio,U234, U235, U236 e U238. Per queste analisi, è stato utilizzato uno spettrometro di massa multicollettore a sorgente di ionizzazione plasmatica ad accoppiamento induttivo. I primi risultati della provincia di Jalalabad hanno dimostrato che l’eliminazione di uranio totale attraverso l’urina era significativamente più importante in tutti quei soggetti esposti che non nella popolazione non esposta. L’analisi dei rapporti isotopici ha rivelato la presenza di uranio non impoverito. Lo studio sui prelievi effettuati nel 2002, relativi ai distretti di Tora Bora, Yaka Toot, Lal Mal, Makam Khan Farm, Arda Farm, Bibi Mahre, Poli Cherki e all’aeroporto di Kabul, ha evidenziato nelle urine concentrazioni di uranio 200 volte più alte rispetto a quelle della popolazione campione asintomatica. I tassi di uranio nei campioni di terreno di siti bombardati sono da due a tre volte più elevati dei valori limite mondiali, di concentrazione da 2 a 3 mg/kg e le concentrazioni nelle acque sono superiori in modo significativo rispetto ai tassi massimi tollerabili fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Queste prove sempre più numerose rendono prioritaria la questione della prevenzione e della risposta alla contaminazione da DU.

«Nulla ci può proteggere da questa forza basilare dell’universo».

Albert Einstein

La realtà della guerra termonucleare si riassume al meglio attraverso l’affermazione di Albert Einstein secondo la quale questa energia basta per fare esplodere la Terra.[Nota 1: Einstein «A. Energy, enough to cleave the Earth». Bioscience 1947 ; 35:584–5.]. Il campo di battaglia nucleare non si limita più ad un paese o ad un continente, oltrepassa di molto le frontiere politiche e geografiche e rende ciascuna regione una grande zona di guerra. Se avvenisse un conflitto nucleare strategico, che vedesse l’impiego di un arsenale da diecimila megatoni, immediatamente morirebbero un miliardo di persone per la combinazione di ferite direttamente provocate da esplosioni, calore, radiazioni, un altro miliardo soccomberebbe per le malattie provocate dall’esposizione alle radiazioni [Nota 2: Ehrlich PR, Harte J, Harwell MA, Raven PH, Sagan C, Woodwell GM et al.. «Long term biolo gical consequences of nuclear war». Science 1983 ; 222:1293–300.], e i sopravvissuti dovrebbero vivere in un ambiente esposto alle piogge radioattive che sarebbero la causa di effetti somatici e genetici dalle conseguenze probabilmente irreversibili per la biosfera


La corsa agli armamenti nucleari


Il primo esperimento di una bomba atomica, denominato Trinity, ha avuto luogo il 16 luglio 1945 ad Alamogordo, nei dintorni di Los Alamos, in Nuovo Messico (Stati Uniti). In un milionesimo di secondo, il calore della prima bomba atomica aveva prodotto molti milioni di gradi centigradi, e questa bomba sprigionava più di 400 isotopi radioattivi e una grande energia di legame, la cui pressione era di molte migliaia di tonnellate per centimetro quadrato. Durante una frazione di secondo, il nocciolo della bomba risultava undici volte più caldo della superficie solare. L’altezza della palla di fuoco raggiungeva centinaia di metri, e il nucleo della bomba, miscelato con atomi di ossigeno ed azoto, risultava intensamente brillante al momento dell’esplosione. In un secondo, la terra vaporizzata si era trasformata in un fungo atomico dell’altezza di 3000m. A 150 miglia di distanza, in Arizona, i viaggiatori dell’Union Pacific Railway potevano vedere la palla di fuoco. Questi testimoni fornivano differenti interpretazioni del fenomeno, alcuni descrivevano i suoi effetti come quelli derivati dalla caduta di un bombardiere, altri come un incendio dell’atmosfera o l’arrivo di un meteorite. Alcuni testimoni abitanti di Gallup, città situata a 235 miglia a nord dal punto dell’esplosione, avevano pensato di assistere all’esplosione di un deposito di munizioni dell’esercito. [Nota 3: Lawrence WL. Men and atoms. New York (NY): Simon and Shuster ; 1959.]. 20 giorni dopo l’esperimento Trinity, il 6 agosto del 1945, alle ore 8 e 15 minuti, una bomba atomica veniva sganciata su Hiroshima. La bomba esplodeva a circa 633 metri sopra la città, oscurava il sole, causava la morte di 130.000 persone, procurava 80.000 invalidi e rendeva inferme 90.000 persone a causa delle conseguenti piogge radioattive. Nel giro di qualche ora, cadeva una pioggia nera, ceneri biancastre ricoprivano l’epicentro e procuravano ustioni alla pelle. La maggior parte delle vittime della prima ora erano morte per l’azione combinata del calore, della pressione e delle radiazioni. Praticamente, Hiroshima era stata rasa al suolo. [Nota 4: Miller RL. Under the cloud: the decades of nuclear testing. New York (NY): Free Press (Division of McMillan Inc.) ; 1986.].

Due giorni dopo, l’8 agosto del 1945 alle ore 11 e 01 minuti, una bomba al plutonio, denominata Fat Man, veniva sganciata su Nagasaki. Come a Hiroshima, spariva il sole all’elevarsi del fungo atomico. La popolazione della città, rasa al suolo, moriva per le stesse ferite combinate come a Hiroshima. Veniva conseguito il risultato della fine della Seconda Guerra Mondiale e di acquisizioni territoriali da parte dell’Unione Sovietica. Quando un gruppo di ricercatori di sistemi d’arma, sotto la direzione di Kruscëv, ha iniziato, nell’autunno del 1948, a sviluppare una bomba russa, questo fu l’inizio della corsa agli esperimenti nucleari. Fra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, i test si sono rincorsi in via parallela. Dopo la morte di Stalin, nel 1953, l’Unione Sovietica faceva esplodere, il 12 agosto, la prima bomba mobile all’idrogeno. Si trattava della sua seconda bomba termonucleare. Considerando che i Sovietici erano in grado di vincere la corsa agli armamenti nucleari, gli Stati Uniti hanno dato corso ad una accelerazione dei loro programmi di sperimentazioni.

Nel 1955, era divenuto evidente che i test atomici danneggiavano in modo irrimediabile la biosfera [Nota 5: Ervin FR, Glazier JB, Aronow S, Nathan D, Coleman R, Nicholas A et al. «Human and ecological effects in Massachusetts of an assumed thermonuclear attack on the United States». New England Journal of Medecine 1962 ; 266:1127–37.]. Più di 400 isotopi radioattivi liberati da ciascun esperimento venivano identificati come causa dell’inquinamento. 40 di questi isotopi mettono in pericolo la salute dell’uomo. Per di più, Ogni chilotone liberato produce qualche grammo di radioisotopi dalle proprietà tossiche per l’organismo. Dato il suo lungo tempo di dimezzamento, della sua disintegrazione beta e delle proprietà specifiche del suo nucleo, lo stronzio-90 costituisce il pericolo principale. In sovrappiù, i test sulle armi atomiche hanno provocato incidenti. Nel 1958, un B-57 dell’Aviazione Militare degli Stati Uniti sganciava per errore una bomba atomica nei dintorni di Florence, nella Carolina del Sud. La bomba, non armata, non esplodeva ma disseminava il territorio di materiali radioattivi. Nello stesso anno, un B-52 lasciava cadere una bomba atomica da due megatoni nei pressi di Goldsboro, nella Carolina del Nord. L’Aviazione militare Statunitense ha dovuto registrare in seguito altri incidenti, in particolare a Toula, in Groenlandia, e a Palomares, in Spagna. A Palomares, due bombe al plutonio hanno contaminato la gran parte del territorio e della costa Atlantica.

Nel 1958, dopo la catastrofe di Tchelyabinsk-40, l’Unione Sovietica sospendeva i suoi test atomici. Tuttavia, ben presto riprendeva gli esperimenti con bombe di molti megatoni nella regione Artica di Novaya Zemlya e il 9 settembre 1961 faceva esplodere una bomba della potenza di 50 megatoni. Nel frattempo, negli Stati Uniti gli indici di una contaminazione ambientale diffusa diventavano evidenti, così come dell’aumento di incidenza di cancri, leucemie e di altri disturbi della salute in coloro che avevano lavorato nel campo del nucleare. Congiuntamente ai problemi imposti dalla sicurezza radiologica, questi fatti inducevano a smantellare l’enorme apparato burocratico di incompetenti che costituiva la Commissione per l’Energia Atomica. Questa veniva sostituita, nel 1974, dall’Ente per la Ricerca Nucleare (NRC) e dall’Amministrazione per l’Energia e la Ricerca.

Nel 1955, Bertrand Russell, Albert Einstein e nove altri scienziati di fama mondiale avevano fondato il Movimento Pugwash, che si occupava della proliferazione nucleare e della guerra atomica. Con l’organizzazione di incontri annuali a partire dal 1957, il Pugwash dava inizio ai suoi lavori che hanno avuto come risultato un accordo per l’interdizione dei test con armamenti atomici e della produzione di nuovi arsenali e di sistemi di trasporto.[Nota 6: York HF. Race for oblivion: a participant’s view of the arms race. New York (NY): Simon and Shuster ; 1970.]. Nel 1969, il Pugwash ha contribuito all’apertura di un tavolo per Trattative sulla Limitazione delle Armi Strategiche (SALT). Questa iniziativa è stata sostenuta dalla campagna che Linus Pauling conduceva contro le armi atomiche e l’inquinamento ambientale. (N.d.tr.: Chimico statunitense, professore al California Institute of Technology di Pasadena, Premio Nobel per la chimica nel 1954, Pauling ha ottenuto nel 1962 anche il Premio Nobel per la pace, quale riconoscimento di una lunga attività di propaganda contro la costruzione delle armi atomiche che gli era costata, per un breve periodo, la sospensione dall’insegnamento). Dopo la crisi di Cuba, la minaccia di un conflitto nucleare ha indotto Kennedy e Kruscëv a sottoscrivere, nel 1963, un Trattato sull’interdizione degli esperimenti atomici. Nondimeno, sono proseguiti gli esperimenti nucleari sotterranei, cosa che ha vanificato il Trattato sull’interdizione completa dei test nucleari. L’assassinio di Kennedy, la caduta di Kruscëv e la guerra del Vietnam hanno messo fine alla distensione nucleare. La possibilità, del tutto realistica, che l’Unione Sovietica sopravanzasse gli Stati Uniti nei test e nello sviluppo degli armamenti nucleari ha portato alla fine, nel 1972, al Trattato SALT I che proibiva parzialmente il dispiegamento di sistemi di difesa antimissilistica. L’Unione Sovietica aveva già predisposto un sistema di questo tipo attorno a Mosca e gli Stati Uniti avevano un sistema di tale natura nel Nord Dakota. Otto anni più tardi, l’Amministrazione Reagan intavolava le trattative SALT II, che prevedevano una riduzione degli armamenti (START), ma non una loro… limitazione. Il Presidente del Comitato Esecutivo della Conferenza di Pugwash, Bernard Field, qualificava questa situazione come una “stupidaggine ripetitiva di una inutile farsa.” [Nota 7: Field BT. «The sorry history of arms control». Dans: Dennis J, Faculty M, éditeurs. The nuclear almanac. Lecture (MA): Pearson and Addison-Wesley Publishing Company Inc ; 1984. p. 319–29.] Paul Warnke, a capo del negoziato del Trattato SALT II, dichiarava: “La triste storia del controllo degli armamenti può diventare l’ultimo capitolo della storia dell’umanità.” [Nota 8: Warnke PC. «Prospects for international arms control». Dans: Dennis J, Faculty M, éditeurs. The nuclear almanac. Lecture (MA): Pearson and Addison-Wesley Publishing Company Inc ; 1984. p. 331–43.] Dopo la firma del Trattato sull’interdizione parziale dei test nucleari, nel 1963, ogni anno venivano effettuati qualcosa come 50 test, per il 55% dagli Stati Uniti, per il 30% dalla Russia, e per il restante 15% dalla Francia, la Gran Bretagna, la Cina, l’India e il Pakistan.

Dato lo sviluppo repentino della tecnologia delle comunicazioni via satellite, la proliferazione delle armi nucleari implica che più del 90% della superficie terrestre costituisce un potenziale bersaglio. La sicurezza delle nazioni non viene più garantita dal numero di armi nucleari. Perfino dopo il crollo dell’Unione Sovietica, le armi atomiche rimangono un problema essenziale di sicurezza, non tenendo in alcuna considerazione le iniziative di collaborazione fra Washington e Mosca. Gli attuali scenari politici internazionali comportano nuovi rischi di conflitti nucleari. Fra questi pericoli figurano il ritirarsi a breve termine da parte degli Stati Uniti dal Trattato sui sistemi di difesa antimissilistica, la nuova dottrina del “colpo preventivo” e la recente apparizione di nuovi paesi in possesso di armi atomiche. [Nota 9: Lichtenstein WL. «Nuclear security and cooperation». Parameters 2002 ; 32:133–5.]. La minaccia nucleare sussiste in ragione della proliferazione nucleare, con la lista sempre più lunga di scenari di uso della forza, di attività terroristiche, di catastrofi nucleari ed ecologiche e del paradigma della “distruzione mutuamente assicurata”.


Terrorismo nucleare e radiologico


Dopo l’ 11 settembre 2001, ha destato sempre più l’attenzione la possibilità di attacchi terroristici nucleari e radiologici. Prima della catastrofe di New York, tali eventualità erano piuttosto trascurate. Comunque, non esisteva alcuna formazione relativa alle cure da apportare alle vittime di catastrofi nucleari o radiologiche, o veniva effettuata solo sporadicamente, perfino dalle istituzioni governative incaricate di preservare in efficienza le potenzialità di risposta reattiva. I miglioramenti da parte dei paesi nella preparazione opportuna a far fronte agli effetti acuti e cronici delle radiazioni, alla contaminazione ambientale, all’impatto psicologico e sociale e alle conseguenze economiche di un attacco terroristico nucleare sono risultati nuovamente come priorità delle nazioni industriali [Nota 10: Lubenau JO, Strom DJ. «Safety and security of radiation sources in the aftermath of 11 September 2001». Health Phys 2002 ; 83:155–64.]. Alcuni hanno preconizzato la dottrina di Clausewitz, secondo cui conveniva dare alle forze armate il compito di prevenire gli attacchi dei nemici esterni o di respingerli e quello di attaccare altri paesi, se questo veniva ritenuto nell’interesse internazionale [Nota 11: Bredow MW, Kuemmel G. The military and the challenges of global security. Strausberg: Sozialwissenschaftliches Institut der Bundeswehr ; 1999.]. I danni cronici prodotti dalle radiazioni sono stati riconsiderati alla luce delle possibili conseguenze su masse di vittime del terrorismo nucleare. Infatti, la preparazione a far fronte ad incidenti e ad attacchi nucleari deve prendere anche in considerazione le conseguenze psicologiche, in ragione del fatto ben fondato che, in uno scenario di terrorismo nucleare, per ciascuna vittima diretta si avrebbero 500 persone soggette a disturbi psicologici e a turbe psicosomatiche, cosa che produrrebbe difficoltà serie di distinguere le vittime effettivamente contaminate [Nota 12: Salter CA. «Psychological effects of nuclear and radiological warfare». Mil Med 2001 ; 166 (12 Suppl): 17–8.]. Benché siano stati già presi in esame interventi medicamentosi idonei alla protezione contro le radiazioni, i professionisti della salute dovrebbero essere coscienti dei precedenti deplorevoli insuccessi nell’ambito dei mezzi di protezione contro le radiazioni. Attualmente, si sta studiando il fenomeno per cui, sotto gli effetti delle radiazioni, le cellule vascolari e parenchimali si rigenerano, invece di denaturarsi, questo allo scopo di sviluppare dei meccanismi tendenti a modificare la risposta dell’organismo, in parallelo ad altre strategie terapeutiche come i corticosteroidi, gli inibitori dell’enzima di conversione, la pentossifillina e la superossido dismutasi [Nota 13: Moulder JE. «Pharmacological intervention to prevent or ameliorate chronic radiation injuries». Semin Radiat Oncol 2003 ; 13:73–84.]. Nel trattamento delle lesioni patologiche derivate dalle radiazioni atomiche, si è passati dalle conseguenze ingestibili di un conflitto nucleare strategico ai mezzi per far fronte ad un grande numero di vittime. Questa risposta deve delinearsi attraverso sforzi interdisciplinari. Immediatamente è necessario esercitare grossi sforzi per sviluppare concetti di gestione clinica delle vittime delle radiazioni. [Nota 14: Hogan DE, Kellison T. «Nuclear terrorism». Am J Med Sci 2002 ; 323:341–9.]. Nel contempo, la ricerca deve continuare ad impegnarsi per comprendere e trattare la contaminazione da parte di radionuclidi, gli effetti radiotossici, la demolizione dei legami chimici, i radicali liberi, i danni al DNA cellulare e al sistema enzimatico. [Nota 15: Hyams KC, Murphy FM, Wessely S. «Responding to chemical, biological, or nuclear terrorism: the indirect and long-term health effects may present the greatest challenge». J Health Polit Policy Law 2002 ; 27:273–91.]. Gli impegni multidisciplinari devono comprendere la pianificazione, la distinzione delle lesioni, la decontaminazione, la terapia di chelazione e la gestione tradizionale dei sintomi dei pazienti. In considerazione delle costrizioni finanziarie e della carenza pressochè totale di formazione e di conoscenze tecniche, un eventuale attacco terroristico costituisce una seria sfida [Nota 16: Pierard GE. «La guerre et la médecine d’une culture de paix. 4. Synopsis des armes nucléaires». Rev Méd Liège 2002 ; 57:107–12.]. Non si sono ancora digeriti in modo adeguato gli insegnamenti della prima Guerra del Golfo e dei conflitti nei Balcani per essere preparati ad avere cura efficace delle vittime delle radiazioni [Nota 17: Ponce de Leon-Rosales S, Lazcano-Ponce E, Rangel- Frausto MS, Sosa-Lozano LA, Huerta-Jimenez MA. «Bioterrorism: notes for an agenda in case of the unexpected» [Nota en espagnol]. Salud Publica Mex 2001 ; 43:589–603.]. Un attacco terroristico improvviso necessita di una risposta valida da parte del sistema sanitario. Ora, la maggior parte dei paesi probabili bersagli di un attacco terroristico non dispongono quasi mai della logistica necessaria, soprattutto nelle grandi città, e gli stanziamenti delle risorse finanziarie avrebbero bisogno di revisioni delle priorità, tali da consentire di affrontare in modo opportuno le conseguenze per la società.

In uno scenario di terrorismo nucleare, risulta particolarmente importante essere coscienti che dei terroristi potrebbero ricorrere ad attinidi, con particolare riferimento al plutonio, agente di contaminazioni di massa. Il plutonio viene considerato come la sostanza più pericolosa per gli esseri umani [Nota 18: Durakovic A. «Mechanisms and management of internal contamination with medically signifi cant radionuclides». Conklin JJ, Walker RI, éditeurs. Military radiobiology Orlando (FL): Academic Press ; 1987. p. 241-64.]. Se viene disperso come polvere radioattiva o se viene a contatto con la rete di distribuzione dell’acqua potabile, solo alcuni grammi sono sufficienti per la contaminazione di una grande città. Il plutonio è stato venduto illegalmente sul mercato clandestino, in particolare nell’ex Unione Sovietica. Grazie a traffici illegali, ha fatto il suo cammino in diverse parti del mondo. La dispersione del plutonio viene considerata come il peggior scenario terroristico [Nota 19: Barnaby F. «The plutonium problem: the Royal Society sits on the fence». Med Confl Surviv 1998 ; 14:197–207.]. Visto che il caso si presenta, i professionisti della sanità dovrebbero porre l’accento sulla prevenzione piuttosto che sulla gestione terapeutica di masse di vittime del terrorismo nucleare. Di recente, medici da tutto il mondo hanno aderito al raggruppamento di più di 1.000 organizzazioni per cooperare, per sostenere l’eliminazione delle armi nucleari e per ridurre i rischi delle conseguenze spaventose del terrorismo nucleare e radiologico [Nota 20: Forrow L, Sidel VW. «Medicine and nuclear war: from Hiroshima to mutual assured destruction to abolition» 2000. JAMA 1998 ; 280:456–61.].


Guerra radiologica


È nel maggio 1991, che per la prima volta, nel Golfo Persico, sono state impiegate armi radiologiche. Queste hanno inaugurato un nuovo scenario di guerra CBRN (chimica, biologica, radiologica e nucleare). Non è nuovo il ricorso ad armamenti che colpiscono tanto i soldati quanto i civili. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti temevano seriamente che i Giapponesi avrebbero sganciato sul territorio statunitense migliaia di palloni riempiti d’uranio e ne avrebbero contaminato le loro megalopoli [Nota 21: Durakovic A. «On depleted uranium: Gulf War and Balkan syndrome». Croat Med J 2001 ; 42:130–4.]. All’epoca della Prima Guerra del Golfo, le munizioni all’Uranio Depleto (DU) hanno diffuso nell’atmosfera milioni di grammi di polveri radioattive [Nota 22: Ford JL. «Radiological dispersal devices. Assess ing the transnational threat». Springfi eld (VA): US National Defense University, Institute for National Strategic Studies ; 1998 March. Occasional paper Nr. 136.]. Le conseguenze per la salute e per l’ambiente rimangono controverse e le discussione va ben oltre il quadro della comunità scientifica. Comunque, numerosi studi recenti sono stati conformi alle prove scientifiche appurate da lungo tempo sulla tossicità somatica e genetica dell’uranio [Nota 23: Arfsten DP, Still KR, Ritchie GD. «A review of the effects of uranium and depleted uranium exposure on reproduction and fetal development». Toxicol Ind Health 2001 ; 17:180–91.] [Nota 24: L’Azou B, Henge-Napoli MH, Minaro L, Mirto H, Barrouillet MP, Cambar J. «Effects of cadmium and uranium on some in vitro renal targets». Cell Biol Toxicol 2002 ; 18:329–40.] [Nota 25: Kalinich JF, Ramakrishnan N, Villa V, McClain DE. «Depleted uranium-uranyl chloride induces apoptosis in mouse J774 macrophages». Toxicology 2002 ; 179:105–14.].

Il costo della decontaminazione dei siti colpiti dalle armi all’uranio utilizzate dagli eserciti e da coloro che si contrappongono a questi, i cosiddetti “terroristi”, resta una pesante fonte di inquietudine. L’esperienza svedese-canadese di decontaminazione radiologica effettuata di recente a Urnea, in Svezia, ha dimostrato che i due metodi correnti di decontaminazione (vapor d’acqua ad alta pressione e getti d’acqua ad alta pressione) su mezzi corazzati leggeri contaminati esteriormente da DU sono risultati inefficaci [Nota 26: Haslip DS, Estan D, Jones TA, Walter EJ, Sandstrom B. Contamination and decontamination of light armour vehicle. Ottawa: Defence Research and Development Canada ; 2002.]. Questo dimostra in modo chiaro la necessità di un miglioramento da parte delle strutture sanitarie pubbliche delle competenze a reagire in caso di guerra radiologica o di attacco terroristico [Nota 27: Reichart JF. «Adversary use of NBC weapons: a neglected challenge». Strategic Forum December 2001 ; Nr. 187:1–4.]. Le carenze attuali di strategia complessiva per affrontare una minaccia di utilizzazione terroristica di ordigni atti alla dispersione di materiali radioattivi (RDD) (o «bombe sporche») sottolineano la necessità di una più opportuna coordinazione delle capacità di reazione ai pericoli chimici, biologici, radiologici e nucleari, con l’incrociarsi attuale di armamenti classici e di quelli inediti [Nota 28: Cilluffo FJ, Cardash SL, Ledorman GN. Combat ing chemical, biological radiological and nuclear terrorism: a comprehensive strategy. Washington (DC): Center for Strategic and International Studies ; 2001. Report No. ISN-0-89206-389.]. Nello scenario molto specifico di un attacco radiologico, il piano per la gestione della guerra e del terrorismo radiologico si allarga non solamente alla dimensione della riserva delle forze armate, ma allo stesso modo alla sfera della sanità pubblica [Nota 29: Anderson DP. Army’s commitment to supporting the homeland security chemical, biological, radiological, nuclear and high-yield explosive weapons terrorist treaty: can the reserve component meet the requirement by themselves? Springfield (VA): National Technical Information Service ; 2002.] [Nota 30: Differentiation among Chemical, Biological, and Radiological Casualties [Nota CD-ROM No. AVA21047C DRMCGL]. Springfield (VA): National Technical Information Service ; 2001. Available from: www. ntis.gov/ nac.]. La difesa sanitaria contro la guerra radiologica resta uno degli aspetti più trascurati dell’insegnamento della medicina attuale [Nota 31: Jarrett DG. Medical management of radiological casualties. Bethesda (MD): Armed Forces Radiobiology Research Institute ; 1999.]. Il terrorismo radiologico e nucleare costituisce la più grave minaccia alla moderna società, dato che la proliferazione nucleare ha permesso alle organizzazioni sovversive di procurarsi con facilità del materiale nucleare

[Nota 32: Anet B. «And what about nuclear and radiological terrorism?» Applied Science and Analysis, ASA, Inc [Nota serial online: 2001 April 18 ; 01-2(83): [Nota 10 screens]. Available from: www.asanltr.com.].

Solamente nel 2000, gli Stati Uniti hanno speso 10 miliardi di dollari per la lotta contro l’utilizzazione terroristica di armi di distruzione di massa, e le spese sono aumentate dopo l’11 settembre 2001. Indagini attuali rivelano la vulnerabilità delle società occidentali al terrorismo nucleare e pongono l’accento sul fatto che le organizzazioni terroristiche, che possiedono armi di distruzione di massa, possono provocare con ordigni nucleari e radiologici distruzioni ben più gravi che con tutti gli altri tipi di armi. Si ritiene che la capacità degli Stati Uniti ad affrontare un attacco radiologico o nucleare dipenda da quattro fattori di azione: il miglioramento del sistema informativo sulle organizzazioni terroristiche, il miglioramento della sicurezza delle installazioni nucleari nell’ex Unione Sovietica, la neutralizzazione degli effetti nucleari e radiologici, e il miglioramento delle capacità di reazione alle organizzazioni clandestine che sono già in possesso di armi nucleari e radiologiche [Nota 33: Fogarty JJ. Evaluating strategies for countering nucleararmed terrorist groups [Nota master’s thesis]. Monterey (CA): Naval Postgraduate School ; 2000.]. Il rischio di un attacco nucleare e radiologico contro gli Stati Uniti viene reso più alto dalla tecnologia, dall’accesso ai materiali nucleari e radiologici, dall’instabilità economica della Russia e dal malcontento suscitato in numerosi paesi dalla politica estera Statunitense. Misure di sicurezza inadeguate nell’ex Unione Sovietica, combinate con un’accresciuta determinazione da parte dei terroristi, e con un carattere via via sempre più micidiale dei loro attacchi, aumentano in modo considerevole la probabilità dell’uso di RDD, di “bombe sporche”, in un prossimo avvenire [Nota 34: Nichelson SM, Medlin DD. Radiological weapons of terror. Maxwell (AL): Maxwell Air Force Base ; 1999.]. La questione degli effetti sull’ambiente e sulla salute deve indurre ad affrontare la questione della decontaminazione e dell’assegnazione di stanziamenti con l’obiettivo di salvare vite umane, di ridurre i rischi per la salute e di preservare le coltivazioni, la biodiversità e l’integrità dei siti contaminati [Nota 35: Burger J, Leschine TM, Greenberg M, Karr JR, Gochfeld M, Powers CW. «Shifting priorities at the Department of Energy’s bomb factories: protecting human and ecological Health». Environ Manage 2003 ; 31:157–67.]. Nel passato, gli sforzi in questi ambiti hanno lasciato molto a desiderare. In particolare si è trascurato di indennizzare in maniera proporzionata le vittime delle piogge radioattive cadute sullo Utah e sul Nevada. La prevenzione e un indennizzo insufficienti delle vittime per le forme di tumore provocate dall’esposizione alle radiazioni e la persistente controversia messa in atto dal governo sull’interpretazione delle radiazioni di bassa intensità hanno provocato l’irritazione delle popolazioni contaminate all’epoca degli esperimenti nucleari [Nota 36: Parascandola M. «Uncertain science and a failure of trust. The NIH radioepidemiologic tables and compensation for radiation-induced cancer». Isis 2002 ; 93:559–84.]. Allo stesso modo, un recente rapporto Britannico crea dei sospetti quanto alla sua analisi sulla mortalità e sull’incidenza del cancro su coloro che hanno partecipato ai test nell’atmosfera con armi atomiche e a programmi sperimentali. La relazione contiene una conclusione provocatrice: la mortalità in generale dei sopravvissuti ai test nucleari Britannici sarebbe inferiore a quella della popolazione in generale [Nota 37: Muirhead CR, Bingham D, Haylock RG, O’Hagan JA, Goodill AA, Berridge GL, et al. «Follow up of mortality and incidence of cancer 1952-98 in men from the UK who participated in the UK’s atmospheric nuclear weapon tests and experimental programmes». Occup Environ Med 2003 ; 60:165–72.] .


Dalla comparizione di Galileo davanti all’Inquisizione alle ricerche sull’uranio


Attualmente, la libertà della scienza indipendente non è molto differente da ciò che era nel passato. Quello che vivono gli uomini di scienza attualmente fa pensare al processo di Galileo istruito dall’Inquisizione nel 1610. La controversia riguardante i risultati degli studi del Dr. Ernest Sternglass, relativi ai tassi di mortalità infantile e giovanile nello Stato di New York influenzati dai test atomici e dalle ricadute radioattive, ha troncato la sua carriera universitaria e scientifica. Quando il suo articolo classico [Nota 38: Sternglass EJ. «Infant mortality and nuclear tests». Bull At Sci 1969 ; 25:26–8.] sulle morti di bambini dovute alle conseguenze delle radiazioni è apparso nel 1969 nel Bulletin of Atomic Scientists, il capo-redattore della rivista gli confidava che Washington aveva esercitato pressioni affinché non venisse pubblicato. L’eminente fisico Freeman Dyson, come lettore, scriveva in una lettera indirizzata alla stessa rivista: «Se le cifre avanzate da Sternglass sono giuste, ed io credo che lo siano, questo è un ottimo argomento contro la difesa antimissili.» Sternglass riteneva che la morte dei bambini era dovuta allo stronzio contenuto nelle piogge radioattive. Quando la valutazione di circa 400.000 morti fu presentata al Dr. John Gofman, direttore sanitario del Lawrence Livermore National Laboratory, costui rivalutava il rapporto. Avendo corretto certe cifre, concludeva che, anche utilizzando un modello stocastico, le direttive riguardanti il rischio per unità di radiazione erano 20 volte troppo elevate per essere credibili. Ugualmente arrivava alla conclusione che il rischio era più importante nel caso di dosi di radiazioni deboli che nel caso di dosi elevate. Aggiungeva che i decessi per tumori provocati dai test nucleari e dalle piogge radioattive superavano i 30.000 all’anno. Il suo rapporto fu rimesso alla Commissione sui Test Nucleari nel Sottosuolo presieduta dal senatore E. Muskie, che lo trasmetteva al Presidente della Commissione Congiunta per l’Energia Nucleare, il senatore C. Holifield. Quest’ultimo convocava Gofman a Washington e apertamente lo minacciava. Nel 1973, vittima della sua integrità ed onestà, Gofman perdeva il suo incarico nel suo laboratorio. La Commissione per l’Energia Atomica veniva sciolta nel 1974 [Nota 39: Durakovic «A. Medical effects of internal contamination with uranium». Croat Med J 1999 ; 40:49–66.].


Soldat états-unien manipulant des obus de tank pourvus de pointes à l’uranium appauvri

Riesame della tossicità dell’uranio


I rischi letali per l’ambiente e la salute degli esseri viventi presentati dagli isotopi dell’uranio sono stati precisati nel corso di un secolo di ricerche. Tuttavia, gli specialisti della sanità sono poco preparati in materia di radio-tossicità di base e di tossicologia chimica degli isotopi dell’uranio [Nota 40: Skorga P, Persell DJ, Arangie P, Gilbert-Palmer D, Winters R, Stokes EN, et al. «Caring for victims of nuclear and radiological terrorism». Nurse Pract 2003 ; 28:24–41.]. Le recenti analisi degli effetti potenziali sulla salute dovuti alla dispersione di materiali radioattivi (RDD) si fondano essenzialmente sui dati concernenti i sopravvissuti giapponesi alle bombe atomiche, i test nucleari e le ricerche di laboratorio. La letteratura specializzata, in particolare quella che tratta delle ricerche di questi ultimi cinque anni, abbonda di dati ottenuti da lavori interdisciplinari sugli effetti degli attinidi e degli isotopi dell’uranio. La conferma dei casi di cancro alla tiroide [Nota 41: Little MP. «The proportion of thyroid cancers in the Japanese atomic bomb survivors associated with natural background radiation». J Radiol Prot 2002 ; 22:279–91.], di carcinoma epatocellulare [Nota 42: Sharp GB, Mizuno T, Cologne JB, Fukuhara T, Fujiwara S, Tokuoka S, et al. «Hepatocellular carcinoma among atomic bomb survivors: signifi cant interaction of radiation with hepatitis C virus infections». Int J Cancer 2003 ; 103:531–7.], di leucemia [Nota 43: Leenhouts HP, Brugmans MJ, Bijwaard H. «The implications of re-analysing radiation-induced leukaemia in atomic bomb survivors: risks for acute and chronic exposures are different». J Radiol Prot 2002 ; 22:A163–7.] e dei rischi che rappresenta l'esposizione acuta o cronica all’uranio [Nota 44: Fujikawa Y, Shizuma K, Endo S, Fukui M. «Anomalous 235U/238U ratios and metal elements detected in the black rain from the Hiroshima A-bomb». Health Phys 2003 ; 84:155–62.] ha messo in luce l’importanza delle conseguenze somatiche e genetiche della contaminazione tramite gli isotopi dell’uranio. La loro correlazione con i test in atmosfera delle armi nucleari è stata confermata ancora una volta nei recenti rapporti sui tassi di attinidi presenti nei mammiferi marini del Pacifico Settentrionale, che sono nettamente associati ad anni di test atomici e di piogge radioattive [Nota 45: Baskaran M, Hong GH, Dayton S, Bodkin JL, Kelley JJ. «Temporal variations of natural and anthropogenic radionuclides in sea otter skull tissue in the North Pacific Ocean». J Environ Radioact 2003 ; 64:1–18.]. Il riesame degli studi sui sopravvissuti di Hiroshima e di Nagasaki evidenzia non solamente l’impatto fisico, ma anche l’effetto psicologico che esercitano le armi atomiche sulle persone presenti in quelle città al momento dell’esplosione: disturbi psichiatrici, stati d’ansia, somatizzazione dei sintomi [Nota 46: Yamada M, Izumi S. «Psychiatric sequelae in atomic bomb survivors in Hiroshima and Nagasaki two decades after the explosions. Soc Psychiatry Psychiatr Epidemiol 2002 ; 37:409–15.]. Questo riesame indica con chiarezza che esistono effetti psicologici a lungo termine, che bisogna prendere in considerazione nel momento in cui si stanno preparando futuri conflitti.

Un altro recente rapporto che prende in considerazione i sopravvissuti di Nagasaki indica che gli effetti delle radiazioni sui sopravvissuti dovranno rappresentare un aspetto essenziale della procedura delle cure mediche al momento di conflitti futuri [Nota 47: Honda S, Shibata Y, Mine M, Imamura Y, Tagawa M, Nakane Y, et al. «Mental health conditions among atomic bomb survivors in Nagasaki». Psychiatry Clin Neurosci 2002 ; 56:575–83.]. I dati attuali sui test nucleari dimostrano che la mortalità infantile, le nascite premature e le morti fetali sono da associarsi, negli Stati Uniti, all’esposizione alle radiazioni [Nota 48: Tatham LM, Bove FJ, Kaye WE, Spengler RF. «Population exposures to I-131 releases from Hanford Nuclear Reservation and preterm birth, infant mortality, and fetal Deaths». Int J Hyg Environ Health 2002 ; 205:41–8.]. Le conseguenze per la salute e l’ambiente della contaminazione radioattiva, relativa ai numerosi siti dei test nel mondo intero, sono state rivalutate. Questi studi tengono conto degli effetti negativi della contaminazione radioattiva sui siti dei test nucleari, in particolare su quelli di Krasnoyarsk, in Siberia [Nota 49: Kisselev M, Kellerer AM. «The potential for studies in other nuclear installations. On the possibility of creating medico-dosimetry registries of workers at the Siberian Chemical Industrial Complex (SCIC) and the Mountain Chemical Industrial Complex (MCIC) in Tomsk, Krasnoyarsk». Radiat Environ Biophys 2002 ; 41:81–3.], del Kazakhstan [Nota 50: Grosche B, Land C, Bauer S, Pivina LM, Abylkassimova ZN, Gusev BI. «Fallout from nuclear tests: health effects in Kazakhstan». Radiat Environ Biophys 2002 ; 41:75–80.], dei monti Altaï [Nota 51: Shoikhet YN, Kiselev VI, Algazin AI, Kolyado IB, Bauer S, Grosche B. «Fallout from nuclear tests: health effects in the Altai region». Radiat Environ Biophys 2002 ; 41:69–73.], di Semipalatinsk, in Kasakhstan [Nota 52: Grosche B. «Semipalatinsk test site: introduction». Radiat Environ Biophys 2002 ; 41:53–5.], di Techa, negli Urali [Nota 53: Kossenko MM, Ostroumova E, Granath F, Hall S. «Studies on the Techa river offspring cohort: health effects». Radiat Environ Biophys 2002 ; 41:49–52.], fra il personale degli impianti nucleari di Mayak [Nota 54: Romanov SA, Vasilenko EK, Khokhryakov VF, Jacob S. «Studies on the Mayak nuclear workers: dosimetry». Radiat Environ Biophys 2002 ; 41:23–8.], nella Repubblica di Sakha (Yakuzia) [Nota 55: Gedeonov AD, Petrov ER, Alexeev IN, Kuleshova VG, Savopulo ML, Burtsev IS, et al. «Resid ual radioactive contamination at the peaceful underground nuclear explosion sites “Craton-3” and “Crystal” in the Republic of Sakha (Yakutia)». J Environ Radioact 2002 ; 60:221–34.], sull’isola di Amchitka, in Alaska [Nota 56: Dasher D, Hanson W, Read S, Faller S, Farmer D, Efurd W, et al. «An assessment of the reported leakage of anthropogenic radionuclides from the underground nuclear test sites at Amchitka Island, Alaska, USA to the surface environment». J Environ Radioact 2002 ; 60:165– 87.], in Finlandia e in Norvegia [Nota 57: Cross MA, Smith JT, Saxen R, Timms D. «An analysis of the environmental mobility of radiostrontium from weapons testing and Chernobyl in Finn ish river catchments». J Environ Radioact 2002 ; 60:149–63.]. Queste informazioni permettono di valutare in modo opportuno i rischi nel momento in cui bisogna prepararsi a reagire ad una crisi sanitaria estrema, provocata dall’uso di armi nucleari e radiologiche in caso di guerra o di attacco terroristico [Nota 58: Masella R. «Nuclear terrorism to cause ultimate health crisis. Todays» FDA 2002 ; 14:8–9.]. Queste conoscenze sulla dispersione di radio-nuclidi [Nota 59: Bennett BG. «Worldwide dispersion and deposition of radionuclides produced in atmospheric tests». Health Phys 2002 ; 82:644–55.] liberati nella biosfera, in tutto il mondo, vanno di molto oltre la competenza dell’attuale quadro della ricerca sperimentale e delle cure da apportare alle vittime delle radiazioni. Queste conoscenze presentano implicazioni sul futuro del pianeta! [Nota 60: Hoffman FO, Apostoaei AI, Thomas BA. «A perspective on public concerns about exposure to fallout from the production and testing of nuclear weapons». Health Phys 2002 ; 82:736–48.] .


...segue
Inviato da : admin, 25 Gen 2008,  Stampa la notizia: Malattie non diagnosticate e guerra radioattiva - Parte I Share/Save/Bookmark
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