Non di certo al popolo italiano al quale, anzi, rischia di costare salato, molto salato.Gioverà sicuramente ai soci privati delle banche che detengono, indebitamente, le quote della Banca d’Italia, per i quali il “caso Fazio” sarà una vera e propria manna dal cielo.
Senza questo polverone infatti, che ha portato in poche settimane alla definizione della riforma, mai le banche avrebbero potuto smobilizzare la propria quota di partecipazione, che sarebbe rimasta, per sempre, solo una voce di bilancio.Ora invece, giusto in tempo per risolvere gli imbarazzanti problemi derivanti dalla obbligatoria adozione dei nuovi principi contabili internazionali (IAS), le banche potranno non solo rivalutare la loro partecipazione ma anche distribuirla ai soci.Così, quella partecipazione più virtuale che reale nella Banca d’Italia, che all’atto delle privatizzazioni delle banche pubbliche (non) era stata valutata e ceduta dal Tesoro al nominale, ora potrà essere dal Tesoro riacquistata a 14 miliardi di euro.Il laconico articolo 10 della riforma appena varata, della lunghezza di due righe, nasconde il furto di 14 miliardi. Dopo i Bond Argentina, la Cirio, la Parmalat, proprio non ci voleva anche una Bankitalia a pesare sulle casse dello Stato e sui risparmiatori italiani.
Inviato da : noncisto, 05 Set 2005,
