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Sebbene
i responsabili dell'attacco siano stati additati al mondo con singolare
rapidità, una spiegazione complessiva degli avvenimenti dell'11
settembre, e della loro preparazione, ha impiegato oltre tre anni per
venire formulata da una commissione d'inchiesta del Congresso degli
Stati Uniti. Un solo, presunto responsabile, è stato giudicato da un
regolare tribunale e condannato all'ergastolo.
Tuttavia
dopo un'analisi attenta si evince che la versione ufficiale è non solo
lacunosa in decine di punti essenziali, ma in altre decine di punti
essa è dimostrabilmente falsa.
La
falsità, le reticenze e le palesi incongruenze della ricostruzione
ufficiale, sollevano altri, pesantissimi interrogativi. Non vi è
bisogno di mentire quando la verità è chiara. Dunque, se i poteri
mentono, ciò significa che vogliono impedire l'emergere della verità. E
la menzogna indica che i presunti kamikaze non hanno agito da soli e
che essi hanno avuto potenti alleati a diversi livelli
dell'establishment statunitense, nelle stesse strutture difensive,
nelle istituzioni preposte alla difesa della sicurezza del paese.
I
media – a cominciare da quelli statunitensi – hanno, salvo rarissime
eccezioni, seguito l'interpretazione ufficiale, e negli anni successivi
hanno lasciato cadere la cortina del silenzio assoluto. Essi hanno
applicato la legge del giornalismo contemporaneo, secondo cui “ciò che
non dovrebbe essere vero, non lo è” (Gore Vidal). Noi non accettiamo
questo criterio.
L'eccezionale rilevanza
dell'evento 11 di settembre, e delle sue ripercussioni planetarie ,
appare del tutto incompatibile con tali e tante omissioni, distrazioni,
dimenticanze, silenzi. La tesi dell'inefficienza, delle incompetenze,
non regge alla più elementare delle verifiche. Tanto da indurre il
sospetto che vi sia stata e vi sia tuttora una deliberata intenzione di
impedire l'accertamento della verità.
Di
fronte a tante inspiegabili stranezze che circondano un evento cruciale
per la nostra storia comune, è doveroso porre domande e cercare
risposte. Molti hanno già cercato di farlo in questi anni e una enorme
mole di fatti, di dati, di analisi, di immagini è già stata raccolta e
posta sotto il vaglio rigoroso delle verifiche. Esse confermano tutti i
sospetti.
Noi intendiamo
portare il nostro contributo a questo lavoro, consapevoli che la pace e
la democrazia corrano gravi pericoli fino a che non si riuscirà a fare
luce sulle responsabilità e sulle stesse modalità con cui gli attentati
terroristici del 11 settembre furono compiuti.
E'
stato scritto autorevolmente che la verità sull'11 settembre non la
saprà questa generazione. Noi non possiamo pretendere di sostituirci
agl'investigatori che hanno svolto la loro opera a partire dai dati
primari raccolti sui luoghi e ascoltati dai testimoni diretti. Ma i
materiali che essi stessi hanno prodotto rivelano falsità ed errori che
possono essere dimostrati.
Nostro
compito non potrà dunque essere quello di ricostruire integralmente la
verità dei fatti, ma quello di verificare se, dove, come le
ricostruzioni fin qui tentate (quelle ufficiali e quelle di studiosi,
giornalisti, ricercatori, esperti, esponenti dei servizi segreti) siano
coerenti con i fatti accertati e con le deduzioni praticabili in
termini scientificamente e logicamente corretti. Solo dopo avere
evidenziato l'errore si cercherà di procedere oltre nella ricerca delle
possibili spiegazioni.
La
gigantesca opera di raccolta dati e di analisi impone un lavoro di
gruppo. Noi intendiamo portare avanti una ricerca collettiva, il cui
obiettivo sarà di produrre una serie di iniziative informative
multimediali, capaci di raggiungere in primo luogo il pubblico
specialistico e i giornalisti. Una serie di verifiche preliminari ci
consente di affermare che il livello d'informazione attorno a questo
evento e alle sue implicazioni è estremamente basso perfino ai livelli
delle decisioni politiche e dei luoghi dove l'informazione viene
elaborata.
Siamo consapevoli
che toccare questo argomento significa esporsi al rischio (minore) di
vedersi inclusi nella categoria dei visionari, dei complottisti, dei
dietrologi. E al rischio (maggiore) di essere sottoposti all'attacco
(prevedibile) del mainstream informativo, cioè di coloro che
hanno finora taciuto. Per questa ragione abbiamo coinvolto e
coinvolgeremo un gran numero di specialisti di provata competenza nei
diversi campi dell'indagine. Essi daranno le garanzie sufficienti per
evitare rischi di manipolazione e di interpretazione malevola e
partigiana del lavoro che stiamo compiendo.
Noi
siamo consapevoli del fatto che le valutazioni sulla ampiezza delle
complicità più o meno ufficiali possono essere assai diverse, ma siamo
accumunati dalla convinzione della necessità di una investigazione
indipendente, resa indispesabile dall'enorme vastità delle
implicazioni. In nome delle vittime prima di tutto, ma anche per
difendere la pace mondiale e la nostra stessa vita di cittadini, i cui
diritti civili e umani sono stati, a partire dall'11 settembre, già
seriamente minati, così come sono state lesionati le fondamentali
regole della convivenza internazionale.
Chiunque condivida queste preoccupazioni sottoscriva questo manifesto, “per rompere il muro del silenzio”.
Giulietto Chiesa
Gruppo di lavoro sull'11 settembre 2001 dell'associazione Megachip
Fonte:
www.megachip.info
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