Utente Registrato

  Archivio

  Altro

  Aree del sito

  Login utente

Utente
Password
Ricordami
Non sei ancora registrato? Puoi farlo adesso!. Come utente registrato avrai diversi vantaggi come la gestione dei temi grafici, la possibilità di inviare notizie e commenti.

  Sottoscrivi NewLetter

Al momento non sei loggato, o non sei un utente registrato, ma puoi iscriverti alla nostra newsletter.



  Banner Free

      Sostieni
Mario Rossi Network

  Creative Commons

  Italian Web Awards

Effetto CNN - La disinformazione-spettacolo.

Nel 1990-1991, l’operazione «Desert Storm» mobilizzò un’amplia coalizione internazionale per obbligare l’Irak a ritirarsi dal Kuwait. L’opinione pubblica degli Stati implicati si unificó intorno ad una comune fonte d’informazione: la CNN. La catena statunitense, creata 10 anni fa, si è trasformata in una catena con audience internazionale ed ha imposto al resto del mondo il suo concetto di «informazione continua».

Durante tutto il conflitto, in tutte le parti del mondo, la maggior parte delle emittenti televisive riproduceva in diretta le sue immagini ed era frequente che riproducessero praticamente i suoi stessi commenti.

Il dispositivo di propaganda che gli Stati Uniti misero in piedi durante la Guerra Fredda per lottare contro la propaganda sovietica si estese con rapidità per tutto il pianeta. In mancanza di un avversario sovietico, la propaganda di Washington non ebbe limiti e si riversò nei paesi alleati, incluso negli stessi Stati Uniti. Retrospettivamente, l’informazione della CNN appare travisata, parziale, persino velatamente insidiosa.

Negli anni seguenti, la maggior parte degli Stati più progrediti creò a loro volta le proprie catene di informazione continua, con la speranza che il controllo dei mezzi di comunicazione di massa audiovisivi potesse garantire la propria oggettività. Orbene, tutti possono constatare che sia per gli attentati dell’11 settembre del 2001, e successivamente sia per le operazioni «Enduring Freedom» e «Iraqi Freedom», questo dispositivo, lontano dal proteggere l’opinione pubblica dalla propaganda statunitense, la rese ancora più vulnerabile.

Di fatto, così come segnalato dal sociologo Marshall McLuhan, il problema risiede principalmente nella forma e non nel contenuto del messaggio, poiché «il mezzo è, per se stesso, un messaggio».

1990: l’imposizione del modello «informazione continua»

Il concetto di informazione continua consiste nel diffondere in tempo reale immagini degli avvenimenti, in modo che i telespettatori possano vivere le emozioni derivate dalle immagini stesse, e provare la stessa sensazione dei suoi protagonisti.

L’immediatezza del processo tende a proteggere dalle falsificazioni. Allo stesso modo, l’informazione continua si presenta come un passo avanti rispetto al giornalismo, grazie all’utilizzo dei nuovi mezzi tecnici.

Ma in realtà, è la negazione stessa del giornalismo. Esso, di fatto, consiste nel distaccarsi da un evento per analizzarlo, selezionare i fatti più salienti, confermare le fonti, verificare le accuse ed esprimere un giudizio.

Il giornalismo non è una tecnica di descrizione, ma piuttosto un'arte della comprensione. Ben lontano da garantire la verità, l’immediatezza lo rende vulnerabile alle apparenze e ai pregiudizi.

Nel modello CNN, l’informazione non è uno strumento di conoscenza, ma uno spettacolo. La messa in onda si ispira alla tragedia greca. I presentatori e gli inviati eseguono il ruolo del coro antico. Nel 1991, così come nel 2003, tutti erano già a conoscenza della fine della storia: la prima potenza militare del mondo avrebbe schiacciato l’insignificante esercito iracheno.

Allo stesso modo della tragedia greca, gli spettatori non si meravigliano per una suspense inesistente, ma per il fascino dell’inesorabile destino. In queste condizioni, il criterio dell’informazione continua non è quello della verità, ma quello della tragedia.

Nel 1990, quando il segretario di Stato James Baker si sforzava di convincere l’opinione pubblica della necessità di scatenare una guerra contro l'Irak, l’agenzia di pubbliche relazioni, Hill & Knowlton, diffuse la notizia che soldati iracheni avevano rubato le incubatrici dai reparti maternità degli ospedali del Kuwait, lasciando morire più di 300 neonati prematuri.

La notizia fu confermata da un rapporto di Amnesty International. Si organizzarono udienze pubbliche nel Congresso degli Stati Uniti che furono trasmesse in diretta dalla CNN e inviate a tutto il mondo. Una giovane infermiera, mantenuta nell’anonimato, fra i singhiozzi confermò questi crimini.

Dopo la guerra, un giornalista di Harper’s Magazine dimostrò che questa accusa era falsa, e che la giovane infermiera era in realtà la figlia di un diplomatico kuwaitiano. L’inganno era stato montato da una delle direttrici di Hill & Knowlton, Victoria Clarke.

Con questo rapporto, il governo di Bush Senior non solo cercò di avvelenare il Parlamento, ma anche l’opinione pubblica internazionale. E lo ottenne grazie all’«effetto CNN». Istantaneamente, tutti i giornalisti omisero di verificare le fonti dell’informazione, cosa che facevano abitualmente e obbligatoriamente per comprovare i fatti.

Tutti considerarono accettabile una testimonianza anonima della quale, normalmente, avrebbero diffidato.

Ancora più allarmante è il fatto che non fu presa nessuna contromisura per impedire che si ripetesse una simile manipolazione. E quello che è peggio, è che nessuno protestò quando Victoria Clarke divenne portavoce del Dipartimento della Difesa.

Durante l’operazione «Desert Storm», l’allora segretario della Difesa, Dick Cheney, e il capo di Stato Maggiore, Colin Powell, annunciarono che Saddam Hussein aveva aperto le valvole dei suoi pozzi di petrolio, lasciando fuoriuscire il greggio nel Golfo e provocando «il più grande disastro ecologico di tutti i tempi».

La CNN confermò che chiazze di petrolio minacciavano le coste, e diffuse immagini di un uccello marino coperto di petrolio su una spiaggia. Tuttavia, fin dal primo giorno, l’agenzia Reuters aveva spiegato che una piccola marea nera si era prodotta dopo che una petroliera irachena era stata attaccata dall’esercito statunitense poiché credeva, probabilmente senza ragione, che la nave trasportasse una gran quantità di armi.

L’accusa lanciata contro Saddam Hussein permetteva a Washington di mascherare un vile atto militare e, successivamente, di presentare un immagine diabolica di Saddam Hussein agli occhi degli ecologisti.

Ancora una volta l’«effetto CNN» bastò a dare credibilità all’informazione.

Inoltre, a partire da questo istante, nessun giornalista verificò la grandezza della marea nera, e neanche uno osservò attentamente le immagini, né valutò la credibilità dell’accusa.

Fu solamente molto più tardi, nell’esaminare vecchie immagini di ITN, che si osservò che queste chiazze di combustibile non potevano inondare la spiaggia perchè si dirigevano verso il mare, e che quella razza di uccello marino non viveva nel Golfo. Si notò, soprattutto, che quella accusa era insensata perchè gli iracheni non avevano alcun interesse nel distruggere le coste del Kuwait che, precisamente, stavano rivendicando.

Questo ci ha portato ad un’altra constatazione: un' informazione non necessita essere credibile per beneficiare dell’effetto CNN, basta che abbia una dimensione tragica. Così, Dick Cheney, cercando di dimostrare che l’Irak non aveva invaso il Kuwait per ristabilire i suoi confini, ma per mire espansionistiche, affermò che Saddam Hussein, prevedendo future conquiste, si era dotato del «quarto esercito del mondo» (dopo USA, URSS e il Regno Unito).

Può sembrare rischioso che un responsabile politico faccia una dichiarazione tanto stupida. Durante la guerra con l’Iran, effettivamente, l’Irak dedicò il grosso dei suoi sforzi al suo armamento, fino a trasformarlo nel nono del mondo. Però il paese era uscito stremato e sconfitto da una decina di combattimenti atrocemente selvaggi. Non era niente più che uno Stato del Terzo Mondo, equipaggiato con molti carri armati obsoleti, riciclati dagli eserciti occidentali.

Non si tratta in questo caso di una bugia riproposta senza verifiche, ma qualcosa di assurdo ripetuto come un'evidenza, dovuto al fatto che una sovrastima dell’Irak è indispensabile per la qualità dello spettacolo. Questo fatto ci rimanda, come i precedenti, all’impossibilità strutturale del lavoro giornalistico all’interno dell’informazione continua, se non alla forza della comunione globale.

In passato, l’intera città si riuniva a teatro per condividere l’ideale della tragedia. Oggi, contraddire lo spettacolo CNN significa escludersi dal «villaggio globale». Non è più la Ragione che scopre la Verità, ma quest’ultima è determinata da una strategia secondaria.

2001: la bugia premeditata

Alla fine degli anni '90, su iniziativa del generale Colin Powell, divenuto amministratore di AOL (America Online), un complesso processo di fusioni-acquisizioni permette la creazione del gigante della comunicazione AOL-Time-Warner, nel quale è inclusa la CNN. Nel 2001, la squadra Cheney, Powell, Clarke e soci ritorna al potere a Washington.

L’11 settembre del 2001, un poco prima delle 9 am, la CNN è il primo mass-media a diffondere le immagini della torre nord del World Trade Center, che aveva appena subito l’attacco di un aereo. La catena, che dispone permanentemente di una telecamera installata su un tetto di New York che permette di filmare la città, semplicemente mandò in onda un piano fisso, mal inquadrato. Il commentatore ignora esattamente ciò che è successo, di che tipo di aereo si tratta, e se la tragedia fu accidentale o criminale.

Nonostante ciò, alcuni minuti più tardi, e senza che fosse ancora stata avviata alcuna indagine, afferma di sapere da una fonte ufficiale autonoma che si tratta di un attentato orchestrato da Osama Bin Laden.

Le catene di informazione continua di tutto il mondo stanno già ritrasmettendo questa accusa anonima e senza fondamento quando un secondo aereo penetra nella torre sud del World Trade Center.

Verso le 10 am, la CNN annuncia anche che si sono prodotte due esplosioni nel Pentagono, con un totale di sette morti. Un’ora dopo, la catena afferma che un aereo dirottato si dirige verso il Pentagono. Verso mezzogiorno, la CNN annuncia che, secondo Victoria Clarke, un aereo dirottato aveva attaccato il Pentagono.

Le catene di tutto il mondo trasmisero minuto per minuto la versione della CNN senza mettere in risalto l’incoerenza della cronologia. E’ opportuno ricordare qui che Victoria Clarke, portavoce del Dipartimento della Difesa, è colei che montò la falsa testimonianza al Congresso sul caso delle incubatrici del Kuwait nel 1990.

In accordo con i commentatori, la signora Clarke sapeva che l’attentato era stato commesso con un aereo dirottato perchè Donald Rumsfeld in persona glielo aveva comunicato direttamente. Di fatto, il segretario della Difesa, in un atto di coraggio, aveva lasciato il suo ufficio in quei momenti di pericolo per offrire un forte appoggio ai pompieri all’altra estremità del Pentagono.

Da lontano, egli aveva identificato chiaramente nell’edificio i resti di un aereo, precisamente un Boeing 757, mentre gli stessi pompieri, penetrando con i loro abiti a prova di fuoco al centro stesso dell’incendio, affermarono di non aver visto niente che assomigliasse ad un pezzo di aereo.

E’ doveroso ricordare anche che l’arma che attaccò il Pentagono entrò al pianoterra, da una porta di garage, senza danneggiare la facciata, e si portò all’interno dell’edificio, dove causò l’esplosione. Ciò nonostante, il corrispondente militare della CNN, Jamie McIntyre, che ha un ufficio all’interno del Pentagono, afferma con tono serio [letteralmente: senza ridere N.d.T.] che un Boeing 757, di più di 100 tonnellate, largo 38 metri e alto 12, è entrato da una porta di garage senza danneggiarne lo stipite, e che poi si è disintegrato nell’edificio.

Nello stesso momento, si incendiava un appartamento annesso alla Casa Bianca che ospita i servizi tecnici della presidenza e gli uffici del vicepresidente. Essendo la ABC a diffondere in diretta le immagini del dramma e non la CNN, questo fatto non appare nelle televisioni straniere.

Durante la giornata, le grandi reti statunitensi si accordano nel realizzare il libero scambio delle immagini. Per loro, la priorità consiste nell’avere immagini che permettano la trasmissione in diretta. Poco importa ciò che queste immagini fanno vedere. In altre parole, quello che li preoccupa è mostrare le apparenze, senza cercare il significato, a costo di essere vittima delle illusioni.

Una scritta appare negli schermi: «Stati Uniti sotto attacco». Si dice che gli attentati sarebbero opera di una potenza straniera (statale o no). Nonostante ciò, in questo momento nessun giornalista è capace di confermare queste accuse.

Verso le 3 pm, la CNN annuncia che si sono mobilitate le squadre del Centro di Controllo delle Malattie (CDC), situato in Atlanta come la sede della catena. Si preparano per un attacco con l’antrace contro gli Stati Uniti preparato da Bin Laden. Non viene data alcuna spiegazione che permetta di comprendere perchè le autorità temono un attacco precisamente da Bin Laden, ne tantomeno perchè con l’antrace.

Ma per noi che interpretiamo i fatti posteriormente, queste accuse ci sembrano molto strane. Nell’ottobre del 2001, una settimana dopo l’attacco contro l’Afganistán, quando l’opinione pubblica statunitense cominciava a dare segnali di stanchezza, cinque lettere deliberatamente infette con antrace causarono cinque vittime.

Numerosi indizi, rivelati alla stampa dagli investigatori, permisero di stabilire una gamma di congetture che dimostrava che le lettere infette erano state fabbricate preventivamente dai terroristi dell’11 settembre. Provocando il panico generale, il presidente Bush dichiarò con tono grave di fronte alle telecamere della televisione che lui non era stato contagiato.

Il segretario della Difesa, Donald Rumsfeld, ordinò urgentemente l’acquisto in massa di diversi antidoti e vaccini principalmente fabbricati dai laboratori farmaceutici dei quali era stato a capo. Poi, niente più. Subito si confermò il ceppo di antrace proveniva da un laboratorio dell’esercito degli U.S.A. e che prima dell’11 settembre una organizzazione di estrema destra statunitense aveva inviato numerose lettere di questo tipo a medici che praticavano gli aborti. Retrospettivamente, possiamo domandarci se tutto questo teatro avrebbe funzionato allo stesso modo nel caso in cui la CNN non avesse prima seminato il terrore dell’11 settembre.

Verso le 4:30 pm, la CNN diffuse «in diretta» le immagini del bombardamento di Kabul da parte degli Stati Uniti, in risposta agli attentati. Orbene, il vero bombardamento avvenne quattro settimane più tardi. Interrogata posteriormente su questa invenzione, la direzione della CNN affermò che le immagini erano realmente in diretta, ma che erano state male interpretate. Quel giorno, un deposito di munizioni sarebbe esploso a Kabul dando l’impressione che la città fosse bombardata.

Però, investigato il fatto, nessuno a Kabul ricorda esplosioni di questa importanza. Le immagini «in diretta» corrispondevano probabilmente a vecchi filmati di una delle tante battaglie che ebbero luogo nella capitale durante la guerra civile.

Ancora una volta, per noi che interpretiamo i fatti posteriormente, questa bugia richiede una spiegazione. Possiamo legittimamente domandarci se la CNN era incaricata di preparare l’opinione pubblica internazionale all’attacco contro l’Afghanistan che, anche se previsto da vari mesi, necessitava di una giustificazione onorevole.

Pagina: 1/2

Prossima pagina (2/2) Prossima pagina
Inviato da : admin, 27 Gen 2006,  Stampa la notizia: Effetto CNN - La disinformazione-spettacolo. Share/Save/Bookmark

Un altro progetto MAX s.o.s.

Crediti Powered by MAXdev