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Il combattente e i terroristi.
Le azioni di soldati inglesi e nordamericani, con vestiti arabi e bombe, non sono una casualtà. E' evidente che non costituiscono casi isolati, ma evidenzia invece un modus operandi. La domanda quindi è: a chi beneficia il terrorismo in Iraq? IL MODELLO FRANCESE La situazione poco chiara dell'Iraq ricorda la guerra di liberazione in Algeria (1954-1962) contro il colonialismo francese. La Organisation de l'Armèe Secrete (OAS), gruppo paramilitare che si opponeva agli indipendentisti, iniziò un'ondata di attentati terroristici con esplosivi. Il gruppo clandestino era integrato da francesi o discendenti di francesi nati in Algeria, conosciuti come "pieds noirs" (piedi neri).Simultaneamente, l'esercito francese applicava la tortura generalizzata e l'esecuzione sommaria di centinaia di sospettati. I paracadutisti del generale Jacques Massu si distinsero per la loro crudeltà, con metodi che alcune decadi dopo si “esportarono” in Argentina.Una legge approvata il 23 febbraio 2005 in Francia cerca di negare i crimini e riabilitare i terroristi europei della guerra in Algeria.A Marsiglia nel luglio scorso si è commemorato Roger Degueldre, creatore dei Comandos Delta della O.A.S.Condannato a morte da un tribunale militare,Degueldre fu fucilato il 6 luglio 1962.L'articolo quarto della nuova legge ordina ai professori di storia che riconoscano "il ruolo positivo della presenza francese oltremare, particolarmente in Africa del nord". L'articolo 13 riabilita gli antichi membri della O.A.S.,stabilisce un indennizzo a quelli che risultarono condannati e incarcerati e a chi fuggì all'estero, e restituisce loro i diritti di cui furono privati. IL GENERALE NEL SUO LABIRINTO Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli alleati fucilarono senza processo i soldati tedeschi che catturavano con uniformi dell'esercito americano o con vestiti civili. Era una violazione alle convenzioni della guerra, spiegavano gli alleati.I casi più notevoli furono in Belgio. La maggioranza dei condannati a morte dagli americani furono commandos delle Waffen SS comandati dal leggendario colonnello Otto Skorzeny, che riscosse fama internazionale per la spettacolare liberazione del Duce Benito Mussolini nel settembre 1943. Skorzeny, un ingegnere austriaco, entrò nell'esercito tedesco come volontario a 31 anni, età in cui altri erano già capitani, maggiori o tenenti colonnelli. Misurava un metro e novanta cm ed era il più simile ad un playboy: prima della guerra si era dedicato alla scherma con sciabola, alla navigazione a vela, all'aviazione civile e alle corse di automobili. Ferito varie volte in azione, fu decorato con l’ambita Croce di ferro per il suo valore e presto raggiunse il grado di colonnello.Nel dicembre 1944, Skorzeny provocò scompiglio dietro le linee statunitensi in Belgio. Alcuni dei suoi commandos, ufficiali e sotto-ufficiali che parlavano inglese, usarono uniformi e jeep prese all'esercito nemico, tagliarono le comunicazioni, invertirono cartelli di segnalazione, buttarono giù avvisi che avvertivano di campi minati, nuotarono come uomini-rana in alcuni fiumi per sminare ponti e divulgarono voci contraddittorie tra le forze avversarie. Il multi-fotografato generale Dwight Eisenhower, comandante generale degli invasori, diventò "prigioniero" nella sua propria caserma perché temeva di essere assassinato dall' "uomo più pericoloso d'Europa", come fu definito Skorzeny, dalla stampa degli Stati Uniti. L’UOMO E’ LO STILE Il tribunale di Norimberga che giudicò i crimini di guerra nazisti non poté comprovare nessun eccesso nelle azioni militari di Skorzeny. Il suo avvocato difensore statunitense, tenente colonnello Robert Durst, gli disse: “So che voi non avete niente da nascondere e lotterò con tutte le mie forze, come se foste mio fratello”. Il comandante Forrest Yeo-Thomas, della Reale Forza Aerea Britannica, testimoniò del corretto impegno del militare. Gli offrì anche un appartamento che possedeva a Parigi perché l’ex-ingegnere austriaco vi vivesse dopo il giudizio.Durst e Yeo-Thomas sapevano che il coraggio non ha né ideologia né nazionalità. Procedettero come fanno i cavalieri davanti a un proprio pari, sebbene sia stato avversario. Le autorità del tribunale, che attraverso il suo spettacolo giuridico-e, per l’epoca, anche abbastanza mediatico-avevano già compiuto la loro meta “semplificatrice”, non emisero verdetto contro Skorzeny ma lo mantennero dietro le sbarre. Nel 1948, l’ex-colonnello fuggì nascosto nella parte posteriore di un veicolo. Non ci fu mai ordine di cattura: gli alleati non volevano che l’antico nemico tornasse nelle prime pagine dei giornali.Skorzeny scrisse le sue memorie in due tomi, intitolati “Vivere pericolosamente” e “Lottiamo e perdiamo”.L’autobiografia tradotta in varie lingue, è libro di testo nelle accademie militari di Stati Uniti, Russia, Grecia, Turchia e anche Israele. Molti analisti “politicamente corretti” che giudicano l’Iraq da una prospettiva”occidentale”dovrebbero leggere questa opera: spiega la differenza tra un combattente e un terrorista. Roberto Bardini
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