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![]() Area Rete Voltaire Spazio dedicato alla Rete Voltaire: www.reseauvoltaire.net Di seguito c'è la lista degli articoli pubblicati per questo argomento. Vedi tutti gli articolo di questo soggetto. Pirati, corsari e flibustieri del XXI secolo
La pirateria a largo della Somalia fa correre i maggiori rischi alle navi che collegano il Mediterraneo all’oceano Indiano. Ufficialmente il fenomeno sfugge a tutti i controlli e le grandi potenze sono state costrette a dislocare la loro marina militare nella zona per scortare le navi mercantili. Tuttavia, in certi porti somali, si possono vedere navi catturate, sapientemente attraccate in fila, in attesa del loro riscatto, senza che i pirati debbano temere le navi da guerra che incontrano a largo. A seguito di una lunga inchiesta, Thierry Meyssan svela gli accomandatari di questo nuovo business.La pirateria marittima si concentra, oggi, in tre regioni del mondo: il distretto di Malacca, il golfo di Guinea e il corno d’Africa. Tuttavia, si tratta di situazioni, tra loro, molto diverse. Il 30% del traffico marittimo mondiale passa per il distretto di Malacca, dove le popolazioni povere dell’Indonesia e della Malesia devono fare i conti con l’arrogante opulenza della città-stato di Singapore. I pirati sono delle canaglie, organizzati in bande che si spostano velocemente e non possiedono che armi bianche. Il più delle volte si accontentano di montare a bordo per derubare l’equipaggio. Dal 2006, i tre Stati costieri, a seguito dell’amichevole richiesta del Giappone, tutto per paura di veder sbarcare l’armada statunitense, si sono organizzati per una sorveglianza aerea e marittima che ha portato i suoi frutti (operazione occhio nel cielo). Ormai, la situazione sembra stabilizzata. Inviato da : admin, 13 Ago 2010
Flottiglia della Libertà: il dettaglio che Netanyahu ignorava
Come spesso accade di fronte a questioni importanti, la stampa distrae il pubblico dai veri problemi. La maniera di trattare l’attacco israeliano contro la Flottiglia della libertà ne è un nuovo esempio. I principali media cercano di indicare chi sono i buoni e chi i cattivi, non di spiegare i rapporti di forza. Thierry Meyssan analizza qui i veri moventi di Tel-Aviv e di Ankara, e svela il dettaglio che ha trasformato l’azione di forza israeliana in disastro diplomatico.Una settimana dopo l’attacco in alto mare di un convoglio umanitario navale ad opera delle truppe israeliane, di quali nuovi elementi disponiamo e quali conclusioni possiamo trarre ? Prima di rispondere a questa doppia domanda, è meglio far pulizia del blabla mediatico che genera confusione sull’argomento. Inviato da : admin, 13 Lug 2010
Perchè Israele ha attaccato dei civili nel Mediterraneo?
Israele ha pesato in anticipo le conseguenze dell’attacco che ha lanciato contro un convoglio umanitario marittimo. Quali sono i suoi obiettivi, che stanno scatenando una crisi diplomatica mondiale, perché ha sfidato il suo alleato turco ed il suo protettore gli Stati Uniti?L’attacco condotto da tre incrociatori lancia-missili di classe Saar, il 31 maggio 2010, contro la flottiglia della libertà, nelle acque internazionali di Mediterraneo, esemplifica la fuga in avanti compiuta da Tel Aviv. Inviato da : admin, 11 Lug 2010
Chi ha paura del nucleare civile iraniano?
La Casa Bianca ha emesso un comunicato stampa che spiega, ai giornalisti, cos’è la risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza [1]. Il contenuto di questo documento - e la vasta campagna di comunicazione che l’ha sostenuto - è stata ripresa, come al solito, dai grandi media occidentali, senza alcuna critica. Secondo la stampa occidentale - vale a dire secondo la Casa Bianca, di cui la stampa funge da pappagallo - la risoluzione è stata adottata da "una larga base" ed è "una risposta al rifiuto costante dell’Iran a rispettare i suoi obblighi internazionali sul suo programma nucleare". Vediamo cos’è. Dei 15 membri del Consiglio di sicurezza, 12 hanno votato sì (compresi i 5 membri permanenti), 1 s’è astenuto e due hanno votato contro [2]. Questa "ampia base" maschera in realtà una nuova divisione: per la prima volta nella storia del Consiglio, un blocco di paesi emergenti (Brasile e Turchia, sostenute da tutti i paesi non allineati) s’è messo contro i membri permanenti (Cina, USA, Francia, Regno Unito e Russia) e i loro vassalli. Così, questa "unanimità meno due voti" esprime in realtà un divario tra l’esecutivo dei Big Five e ciò che dobbiamo chiamare di nuovo il Terzo Mondo (per analogia con la Terzo Stato [3]), vale a dire coloro il cui parere non conta. Inviato da : admin, 08 Lug 2010
€uro, l’ipotesi del peggio
La crisi greca del budget, diventata crisi dell’euro, non è la conseguenza fatale di un’autoregolamentazione dei mercati, ma di un attacco deliberato. Per Jean-Michel Vernochet, essa fa parte di una guerra economica condotta da Washington e Londra, secondo gli stessi principi delle attuali guerre militari: ricorso alla teoria dei giochi e strategia del caos costruttore. La posta in gioco è costringere gli europei ad integrarsi in un blocco atlantico, vale a dire in un Impero, all’interno del quale pagheranno automaticamente per il deficit budgetario anglosassone, tramite il mezzo indiretto di un euro dollarizzato. Un primo passo in questo senso è già stato fatto con l’accordo siglato tra l’Unione Europea e il FMI, che concede al Fondo Mondiale una tutela particolare sulla politica economica dell’UE.Inviato da : admin, 13 Giu 2010
Inganno: F-35, del super caccia per ora decolla solo il costo
Da dieci anni a questa parte gli Stati Uniti si ostinano a convincere i loro alleati di rinunciare alle loro industrie aeronautiche militari e di comprare dei F-35 (JSF). Quelli che hanno accettato si trovano intrappolati. Malgrado le prove in volo iniziate a metà del 2008, l’aereo "tutto fare" si fa sempre aspettare. Bisogna continuare a pagare sempre più ricerche, senza che ci sia una soluzione di ripiego. La Corte dei conti USA ha suonato il campanello d’allarme.Il costo del cacciabombardiere F-35 Lightning II è lievitato da 50 a 113 milioni di dollari per aereo: ne dà notizia Il Sole 24 Ore (18 marzo). Non è uno scoop: un anno fa avevamo scritto su il manifesto (15 aprile 2009) che «il caccia verrà a costare più del previsto». Lo provava già allora il fatto che, per acquistarne 131, il governo italiano aveva deciso di stanziare 12,9 miliardi di euro. Ora la Corte dei conti Usa conferma che il costo è più che raddoppiato e, di fronte a un ritardo di due anni e mezzo sui tempi previsti, il Pentagono chiede alla Lockheed di modificare il contratto e trasformarlo a prezzo fisso. Il Congresso dovrà riapprovare il programma, il più costoso della storia militare Usa (323 miliardi di dollari per 2457 aerei) «benché nessuno si aspetti un suo ridimensionamento»? Nel Parlamento italiano invece tutto tace, grazie al fatto che la partecipazione al programma dell’F-35 è sostenuta da uno schieramento bipartisan. Il primo memorandum d’intesa venne firmato al Pentagono nel 1998 dal governo D’Alema; il secondo, nel 2002, dal governo Berlusconi; il terzo, nel 2007, dal governo Prodi.
Inviato da : admin, 15 Apr 2010
Storia del « Nuovo Ordine Mondiale »
Pierre Hillard racconta la storia di un movimento ideologico, che ha lasciato la sua impronta sui tentativi in corso di raggruppamento di Stati all’interno dei blocchi regionali e cerca di orientarli verso una forma di governance globale. Il suo obiettivo non è quello di prevenire i conflitti, ma di estendere il potere finanziario e commerciale del mondo anglo-sassone. Egli teorizza e sostiene il progetto di un «Nuovo Ordine Mondiale», eretto sulle rovine delle Nazioni Unite. Naturalmente, non assimila tutti gli sforzi per porre fine alle divisioni nazionali in una volontà di dominio. Ma è indispensabile studiare questo progetto di globalizzazione politica per non lasciar trasformare l’ideale dell’unità umana in un incubo totalitario.Con la ratifica del Trattato di Lisbona da parte dei 27 Stati europei, l’elezione di Herman Van Rompuy alla presidenza del Consiglio europeo e di Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il 19 novembre 2009, segna uno spartiacque nelle ambizioni globali. L’Unione europea (UE) ha progressivamente visto un volto politico e un «numero di telefono», per riprendere le parole di Henry Kissinger. Certamente, le nuove impostazioni - una forma di rodaggio - sono necessarie per stabilire realmente questa unione regionale. Infatti, la rivalità continua a perdurare tra il Presidente del Consiglio europeo, il Presidente della Commissione Europea e la presidenza di turno dei sei mesi. Inviato da : admin, 18 Mar 2010
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Inviato da : admin, 11 Mar 2010
Il trattaro di Lisbona è un cavallo di Troia
Il verdetto della Corte Costituzionale tedesca sul Trattato di Lisbona chiarisce il dibattito politico. I magistrati non solo hanno segnalato che il nuovo testo implica numerose rinunce in termini di sovranità – che è un pleonasmo – ma inoltre hanno concluso affermando che la sua filosofia è incompatibile con i principi democratici. Pertanto, la Corte Costituzionale tedesca ha stabilito che la ratifica del Trattato di Lisbona sia inquadrata nella ridefinizione, da parte del Parlamento Tedesco, di una serie di principi superiori, però altri Stati non hanno evidenziato la stessa saggezza.Il Trattato di Lisbona incrementerà le condizioni antidemocratiche e antisociali nella UE. In questo trattato gli Stati Nazionali trasferiscono quasi tutti i loro diritti alla UE. Circa 500 milioni di cittadini perdono la loro possibilità di pratica democratica. La UE interverrà in tutti gli ambiti della vita dei cittadini. La forbice tra ricchi e poveri si aprirà ancora di più. Questo processo è contrario all’Articolo 1 della Legge fondamentale che dichiara inviolabili la dignità dell’essere umano e obbliga la Germania a difendere i diritti umani. Inviato da : admin, 08 Ott 2009
11 Settembre: gli statunitensi prigionieri delle loro menzogne
Otto anni dopo gli attentati dell’11 settembre, Thierry Meyssan, che aveva avviato la sfida globale alla validità della versione di Bush dei fatti, riassume lo stato del dibattito per la nuova rivista russa Odnako. Il dissidente francese denuncia la "cortina di ferro" che separa a i popoli della NATO dal resto del mondo. Sottoposti a un bombardamento mediatico, non sono a conoscenza dei dibattiti che si sviluppano fuori dall’Occidente e continuano a credere che la sfida del 11 settembre è limitata a pochi gruppi di attivisti. Thierry Meyssan si interroga anche sull’ingenuità degli occidentali che credono a uno scenario infantile da fumetti americani, secondo cui venti fanatici avrebbero potuto colpire al cuore il più grande impero militare del mondo. Inviato da : admin, 01 Ott 2009
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